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07/07/13

La pazienza ha un limite e la natura l’ha raggiunto



E’ abbastanza finito il momento del buonismo…. Dobbiamo insegnare, spiegare, capire…. Forse era vero negli anni ’70, ma ora chi in Italia può dire di non sapere o non capire che la natura va rispettata e l’importanza del Bene Pubblico?!?!
E’ il momento delle lezioni a suon di parole a brutto muso! Non ci sono scuse, ORA BASTA!!!!


28/05/12

Spiagge e Fondali Puliti



Domenica, 27 maggio, GreenOceanSurfing ha partecipato a un’altra pulizia della spiaggia ad Anzio, questa volta organizzata da Legambiente. Infatti in occasione di Spiagge e Fondali Puliti - Clean Up the med 2012, la tradizionale campagna dell’associazione ambientalista dedicata alla pulizia e alla difesa della spiaggia che si svolgerà in contemporanea in 22 paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sono state organizzate oltre 300 iniziative in tutta Italia dal 25 al 27 maggio.  Ci siamo ritrovati alle 10 di mattina alla spiaggia libera accanto allo stabilimento Rivazzurra, nella splendida cornice di Capo d’Anzio, e muniti di sacchi, guanti e tanta buona volontà abbiamo cercato di bonificare l’area dai tanti rifiuti di ogni genere (dai cotton fioc alle bottiglie ai pneumatici e simili) che si trovano sulle spiagge nostrane ma anche in quelle di tutto il mondo. Infatti eventi simili vengono organizzati un po’ ovunque per cercare di sensibilizzare le persone sulla questione ambientale (anche quelle che si trovano in spiaggia in quel momento con volantini e materiali informativi). Infatti qualcuno dei presenti in spiaggia si è attivato, prendendo guanti e ramazza e unendosi alla pulizia. 

31/08/11

Sensibilità a confronto. Un sushi al delfino?!?!

TOKYO – La strage inizia puntuale ogni anno a settembre. Avviene tutto a Taiji, cittadina giapponese a 500 Km a Sud-Ovest di Tokyo, affacciata sul Pacifico davanti a una delle grandi rotte migratorie di delfini. La scena è collaudata: ai primi segni dell’arrivo dei cetacei nella loro transumanza verso i mari del Sud, i pescatori prendono il largo e, battendo i remi sull’acqua, creano un «muro di suono» che disorienta i delfini e li fa finire dentro le reti, con cui vengono poi trascinati in un’insenatura naturale poco distante da Taiji.
Alcuni esemplari (poche decine) vengono prelevati e spediti a esibirsi nei vari delfinari del mondo, per cifre che superano i 150.000,00$. Gli altri, almeno 20mila all’anno, diventano oggetto di una carneficina a colpi di ramponi e fiocine: alla fine della mattanza l’acqua turchese della baia si tinge di un sinistro rosso porpora. La carne dei cetacei uccisi viene poi macellata per essere venduta – spesso spacciandola per carne di balena, una leccornia nazionale in Giappone – o, almeno fino a qualche tempo fa, per essere servita nelle mense cittadine, anche quelle scolastiche.


Il massacro
Finora la mattanza di Taiji era un segreto tutto sommato ben custodito o perlomeno ben celato all’opinione pubblica mondiale. Non mancavano voci di pratiche di pesca truculenta nella cittadina giapponese dove, all’apparenza, il delfino viene venerato (a Taiji ci sono statue, mosaici e murales di delfini ovunque), ma mai occhi «estranei» avevano potuto vedere quanto davvero accade in quella baia.

 
Gran parte della carne di delfino e balena diventa cibo per cani e polli.
“Quando lo osservi noti subito quel sorriso”,  anche per questo credo che noi occidentali ci avviciniamo ai delfini in modo diverso.
Per gli occidentali il delfino e la balena sono una ricchezza del mare, una ricchezza anche mitologica. E poi il delfino se lo osservi ha la bocca che sembra quasi un sorriso, emotivamente lo leghiamo al senso della vita. Il delfino è un mammifero intelligente si avvicina a noi, comunica con noi e con gli altri della specie. Non lo consideriamo un pesce. Non facciamo il discorso del tonno, anche quello è a rischio di estinzione. Il delfino partorisce,  è un mammifero e nasce un piccolo ogni due o tre anni. Se togli un esemplare da un branco rischi di alterare per sempre l’equilibrio.
Per chi non fosse ancora convinto, allego altre immagini davvero molto eloquenti…..

 
Non riesco a capire come un popolo così “evoluto” come quello Giapponese sia ancora legato a questo tipo di pratiche (vedi anche la caccia alle balene) a mio avviso strazianti anche per i più duri di cuore.

Francesco Vallerotonda -GOSer 

28/07/11

Salviamo Anzio: la bocca del disgusto


Dopo l’arrivo della Goletta Verde abbiamo fatto passare un po’ di tempo senza infierire sullo stato del territorio marino di Anzio. Questo è stato in un certo senso dovuto a 2 fattori.
Il primo è certamente il nostro impegno quotidiano, durante questi mesi estivi, nella promozione dello sport con dimostrazioni di surf e sup e con il nostro impegno nella didattica insieme con i ragazzi dell’Anzio-Surf.
Il secondo fattore è invece il nostro desiderio di far capire proprio con queste azioni che noi siamo pro-Anzio! Che il nostro solo ed unico desiderio è di far crescere la cultura del mare e dello sport. Purtroppo il dover sostenere la bandiera nera per Anzio, nonostante il nostro amore per questa città, è stato l’unico modo per far luce sulla vicenda delle dighe….


Da mesi e mesi, contro tutto e tutti insieme con altri sparuti amici di sventura, abbiamo sostenuto la necessità di intervenire per correggere il progetto in atto sulle nostre coste. Per mesi, attraverso internet, tv, giornali locali e non abbiamo cercato di far vedere cosa si stava perpetrando sotto i nostri nasi e quali sarebbero potute essere le conseguenze…. Ora ci siamo!
I pochi (ormai) avventori della spiaggia di fronte alle dighe si sono accorti che la situazione è terribile e destinata a peggiorare. Al di là di quei giorni fortunati in cui l’acqua è quasi decente, per il resto si susseguono problemi intestinali (!?), giornate di acqua maleodorante, correnti e buche incontrollate…. La condizione della spiaggia libera a nord dello Scoglio dell’Orso è allo sbando e ancor peggio quella dello stabilimento La Scialuppa 2 dove il buon Silvio, nonostante l’incrollabile sorriso, cerca in tutti i modi di arginare il disastro. I balneari continuano a sperare che la situazione migliorerà una volta compiuta l’opera, ma con molte probabilità invece peggiorerà!


Dovrebbero svegliarsi e farsi parte civile in una causa contro chi ha pensato di  intervenire in questo modo sul “loro” territorio! Basta vedere cosa hanno combinato riguardo allo sbocco della fognatura proprio davanti alle “dighe”. Il problema l’abbiamo segnalato in mille occasioni attraverso tutti i mezzi possibili ed il risultato, malgrado le loro rassicurazioni, è stato quello che potete vedere dalle foto! Per non parlare dell’odore disgustoso…. 


Siete ancora sicuri di stare dalla parte giusta?!?!

27 luglio 2011
SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!

21/06/11

Salviamo Anzio: servizio su RomaUno TV



Qualche giorno fa, a sorpresa, siamo stati contattati da Legambiente Lazio per un'intervista telefonica da tenere durante il programma televisivo "Roma Città Aperta" condotto dalla giornalista Francesca Della Giovampaola. Dal Lunedi al Giovedi il programma si occupa dei problemi di Roma e Provincia e ospita tutti i giovedì Legambiente.
In questa puntata si sono occupati proprio della questione che tanto ci sta a cuore, le famigerate "dighe" di Anzio, e ci hanno invitato a partecipare insieme con Bruno, che da febbraio ormai segue la vicenda assiduamente. In studio anche la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali.
Questo è il servizio....







Sempre con Legambiente Lazio ed in particolare con il circolo "Le Rondini" di Anzio e Nettuno stiamo preparando altre iniziative per non far cadere l'attenzione....
Per quanto impossibile.... viste le centinaia di persone che ormai, scendendo in spiaggia, si fanno domande, osservano e prendono atto della realtà disarmante dei fatti....

Prima di salutarvi, vi lasciamo un promemoria sullo stato attuale!
Sì, è vero, non è completato, è provvisorio, è un cantiere, non sarà mai così.... ma intanto.... questi sono i risultati....

Da lontano....
Da vicino....
Noi, come tante altre persone, amano Anzio profondamente e amano il mare, con rispetto e devozione, e siamo veramente sconvolti da quello che sta accadendo in Italia nella gestione del territorio.... Dobbiamo svegliarci per riottenere considerazione per la nostra favolosa Terra!

05/06/11

Pulizia della spiaggia con Legambiente

Iniziamo questo post con lo scusarci per i ritardi e le assenze di cui ci siamo forse resi colpevoli.... E' un periodo turbolento e stiamo cercando di organizzare più cose per crescere come gruppo....

Questo è un classico post fotografico per ringraziare tutti coloro che sono intervenuti alla pulizia della spiaggia tenutasi fra lo stabilimento "Blue Bay" e il "Sole e Luna" in Anzio. Un'evento legato ad una serie di iniziative  a livello nazionale di LEGAMBIENTE che prende il nome di "SPIAGGE E FONDALI PULITI" a cui abbiamo partecipato con gioia dando il nostro contributo di "manovalanza" e accompagnando i volontari ad una "gita guidata" al cantiere delle "dighe" in costruzione. Abbiamo potuto illustrare lo stato dei lavori (ora in pausa estiva) e scambiarci opinioni su opere di questo genere. Ancora una volta, anche parlando con gli avventori della spiaggia, ci siamo potuti rendere conto che pochi sanno l'effettiva entità dell'intervento in atto e soprattutto nessuno sembra conoscere la possibilità di compiere opere antierosione ecosostenibili e prive di impatto ambientale.
Al termine di questa campagna di Legambiente, nel Lazio sono stati raccolti più di 5 quintali di rifiuti e
la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali, dichiara: “Con spiagge pulite abbiamo voluto sottolineare l'assurdità della costruzione di dighe e frangiflutti lungo le nostre coste, piuttosto che chilometri di cemento in mezzo al mare servono interventi meno impattanti per il paesaggio costiero e per chi ne vuole fruire liberamente  I primi lavori sono partiti ad Anzio, ma altri interventi seguiranno in molte parti del litorale laziale, creando vere e proprie barriere con enormi massicciate, affioranti a poche decine di metri dalle coste, un tentativo vano di trattenere la sabbia contro i cambiamenti climatici, che imbruttisce le nostre coste, spendendo inutilmente molti soldi”.

ANCORA GRAZIE A TUTTI E SEMPRE ANCOR PIU' AI BAMBINI!!!!

GreenOceanSurfing e Legambiente e il risultato....

30/04/11

A volte nel piccolo si nascondono i grandi problemi

Si è tenuta la quinta Conferenza Internazionale sui Detriti Marini ad Honolulu dove numerosi scienziati hanno portato le loro esperienze nella ricerca sui rifiuti in mare. Quello che ne è venuto fuori sono le classiche raccomandazioni e le storie della vita di tantissimi animali che subiscono, loro malgrado, la devastazione continua da noi perpetrata. 

Quanti detriti in un metro quadro di spiaggia!!!!

Il mondo produce ogni anno 260 milioni di plastiche. Questi prodotti diventano per lo più rifiuti. La plastica è come sappiamo immarcescibile, ciò vuol dire che virtualmente una bottiglia di plastica prodotta col petrolio è eterna. Una bottiglietta buttata distrattamente in strada, finisce, trascinata dall'acqua piovana, nei fiumi e da lì in mare; sotto l'azione delle onde, del sale e del sole polimerizza e diventa sempre più rigida fino a disgregarsi in tanti piccoli frammenti. Frammenti che via via diventano sempre più piccoli, ma che continuano ad esistere! Peraltro gli scienziati hanno fatto notare come anche la parte che si deteriora crea numerosi problemi rilasciando nell'acqua sostanze chimiche che disturbano i sistemi endocrini, minacciando la salute delle specie marine..
Gli scienziati ad Honolulu hanno raccontato la storia di una tartaruga salvata nel 2009. Dopo che le è stato estratto un grosso pezzo di plastica dal tubo gastrointestinale, ha defecato plastica per un mese intero.
Nel Mare del Nord, almeno il 95% dei fulmari – uccelli tipo procellarie – ha plastica nello stomaco: da un solo pezzo a decine di pezzi. Si stima che 35 tonnellate di plastica viaggino negli stomaci degli uccelli delle tempeste, parenti stretti dei fulmari, durante la loro annuale migrazione dalle coste del Nord Atlantico alle zone di riproduzione nell’Artico.
Gli albatri che vivono nell'atollo di Kure nell'oceano Pacifico stanno morendo a causa della loro dieta plastificata: analizzando il contenuto dello stomaco di alcuni esemplari di albatri di Laysan, i ricercatori della Hawaii University hanno trovato pezzetti di corda, lampadine, ganci, pezzi di giocattoli, flaconi.
Tutta roba che arriva dal cosidetto Pacific Trash Vortex, ossia il Vortice di spazzatura del Pacifico, che si trova nelle acque fra la California e il Giappone e che è generato dall’azione delle correnti, un enorme deposito marino di spazzatura composto all’80% da plastica (la famosa isola di plastica di cui avevamo già parlato in un precedente post).
L'attenzione nelle piccole cose può fare la differenza....
Secondo l’Unep, il programma ambientale dell’Onu, in tutto il mondo circa 270 specie sono danneggiate dal contatto o dall’ingestione di rifiuti che si trovano in mare: fra esse il 68% delle specie di tartarughe marine, il 44% delle specie di uccelli marini e il 43% delle specie di mammiferi marini.
Ogni abitante dei paesi industrializzati usa circa 100 chili di plastica l’anno, i paesi in via di sviluppo sono sui 20chili. Buona parte diventa rifiuti. Cosa fare? Bandire l’usa e getta. Come la Corea del Sud che ha un sistema di responsabilità estesa del produttore: ogni fabbricante o importatore ha l’obbligo di riciclare una parte di ciò che mette sul mercato; nei 5 anni che il sistema è in vigore sono stati riciclati 6 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 70mila tonnellate di plastiche, con un beneficio finanziario che supera 1,6 miliardi di dollari. Oppure si può seguire l’esempio di Germania, Olanda e Paesi scandinavi dove esiste un sistema di vuoto a rendere delle bottiglie di plastica.
Ciascuno di noi può fare la sua parte gestendo i propri rifiuti in maniera responsabile e spiegandone il perchè a coloro che non lo fanno. 

Alla recente pulizia della spiaggia tenutasi ad Anzio con l'Anzio-surf e SurfRiderFoundation abbiamo avuto occasione di fare questo mini video al biologo marino del CNR di Oristano, Fabio Antognarelli, che spiegava l'importanza di quello che si stava facendo ai tanti bambini intervenuti. È vero che i rifiuti grandi sono i più evidenti, ma spesso in quelli più piccoli si nasconde la vera insidia per gli animali marini!!!! Grazie ancora a Fabio per la sua disponibilità.



Fonti:


14/04/11

Salviamo Anzio.... e dintorni....

Dighe, nucleare e prese per i fondelli….

A volte è meglio mettere le cose insieme e tirare le somme…. Noi ci proviamo a modo nostro, discutibile, ma se non altro un tentativo di dimostrare a noi stessi che siamo ancora capaci di elaborare nostri pensieri…. Almeno per ora….

"Margherita Hack, da ambientalista dico sì al nucleare. Su questo tema paure irrazionali", (http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/?id=3.1.404279132).

Mamma mia, finalmente una voce autorevole, di una persona di scienza, che scende in piazza per il nucleare. Un punto di vista a favore del nucleare da una persona che mai te lo saresti aspettato. Allarmati dalla notizia (noi, diciamolo, siamo contro il nucleare….) leggiamo per capire e cosa dice la scienziata?

"Siamo circondati dalle centrali nucleari". "Noi siamo costretti a comprare energia, anche nucleare. Dobbiamo pagarla agli altri perché siamo completamente dipendenti dall'estero e, se ci fosse un disastro in uno di questi paesi noi avremmo tutti i danni senza averne i vantaggi".

Sconvolti iniziamo a cercare e in rete e troviamo alcuni spunti dal blog di Corrado Penna che ci rimanda ad un'altra perla della Hack:
Che senso ha temere il nucleare e i termovalorizzatori se poi si corrono rischi ben più gravi?. Intorno al Vesuvio, per esempio, abitano più di un milione di persone. E’ un vulcano vivo, che accumula energia. Io non sono un geofisico ma la logica mi fa dire che prima o poi il Vesuvio erutterà

Qual è il problema? È la svendita delle idee…. Ci si poteva aspettare una minima spiegazione scientifica: fusione a freddo, torio, impianti altamente tecnologici…. Cose su cui riflettere, argomentare. Ci aspettavamo di essere messi in difficoltà…. Invece le solite chiacchiere da mercato!
Siamo alla fine della coerenza e della RETTITUDINE MORALE!!!!

Ma cosa c’entra con le dighe? Ecco!
Ormai ci occupiamo della questione delle barriere di Anzio da un po’ di tempo e abbiamo cercato di studiare, facendoci aiutare da esperti e faticando sui testi, tutte le questioni legate a questo tipo di problema. Questo per avere un quadro completo della situazione “interventi antierosione” italiana, in modo tale da essere sempre più preparati quando ci si trovava a confrontarsi con tecnici ed istituzioni.
Abbiamo perso la vista con tutti documenti del Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia Romagna con il “Catalogo delle opere di difesa della costa emiliano-romagnola”;
abbiamo cercato di comprendere gli studi dell’"Osservatorio del Mare" della Regione Lazio; e ci siamo persi nella moltitudine di pdf e comunicati e studi sulla questione AntiErosione in giro per la rete: Metaponto, Marina di Massa, Riccione, San Benedetto del Tronto, Tarquinia, Ostia, San Cataldo, …………..
Gli studi ci sono e costano alla comunità anche una certa quantità di denaro e, intendiamoci sono studi sacrosanti!!!!, ma ci domandiamo a cosa servano….
Spieghiamo:
con tutti gli studi batimetrici, di onde e correnti possibili, i tecnici sperimentano in vasca i vari sistemi di difesa: pennelli, barriere emerse, soffolte, celle, e che cosa scoprono? L’acqua calda! Il sistema migliore è quello delle barriere con pennelli!!!!
Tanti studi per capire una cosa: che il mare è un sistema dinamico e imprevedibile quindi blindando la costa ottieni il maggior rendimento. E questo già l’avevamo scoperto. Quando parlammo con l’ing. V. ci illustrò la verità inconfutabile che sta alla base delle opere marittime antierosione; quella che per noi divenne “la teoria dei massi”: più massi metti, più proteggi; meno ne metti, meno proteggi!
Sembra una presa per i fondelli, e lo è! Cioè, è talmente chiara, talmente ovvia!



Se vuoi una casa veramente antisismica e antinucleare la fai in cemento armato con muri di 2 metri di spessore senza finestre e con 4 mobili imbullonati al pavimento. Potrà pure essere poco adatta per un amante della luce e dell’aria, ma se vuoi una casa sicura, questo è ovviamente il metodo migliore….
C’è poco da obiettare….

A che serve studiare, osservare, sperimetare, se poi le argomentazioni si riducono all’OVVIO e al QUALUNQUISMO?!?!? Il denaro domina ogni nostra scelta e la coerenza di noi come persone. Poco importa della dignità, il rispetto per l’uomo e la natura, per gli ideali, per la bellezza di un tramonto davanti all’orizzonte o un’onda con gli amici che ami….

Problemi seri per l'umanità e l'ambiente svenduti a un tanto al chilo.... le conoscenze ci sono, ma si va avanti con i soliti metodi e con giustificazioni di bassissimo profilo. Non ci dobbiamo arrendere!

Meglio sbagliare che perdersi nel luogo comune.

27/03/11

IL GUARDACOSTE

Sottotitolo: "oggi a noi domani a voi" o "stiamo tutti sulla stessa barca"....

Certo non è facile immaginarsi che un giorno lo spot che hai frequentato per anni, che ti ha visto crescere e che ti ha insegnato e ti insegna ancora a vivere sta scomparendo sotto i tuoi occhi. Se ne sentono tutti i giorni di lavori su coste dissestate e spiagge mangiate dal mare e il pensiero corre lontano: “tanto io là non ci vado mai….”, “vabbè, ma avevano altri tipi di problemi….”, “tanto poi parto e me ne vado in pura vida!”. Poi un giorno ti svegli e le ruspe ti stanno coprendo lo spot di massi e la costa che amavi, il mare non c’è più. Vasche di acqua morta e malsana. Questo subirà la maggior parte delle coste italiane!!!! 


Da un ANSA del 11 marzo scopriamo che la Regione Lazio ha stanziato più di 25 milioni di euro per la difesa e la conservazione delle coste. ''Si tratta di fondi destinati a interventi per un'efficace protezione delle coste dall'erosione dal mare - spiega Mattei (dell'assessore all'Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Regione Lazio) - nonche' la tutela e la ricostituzione degli ambienti dunali litoranei e degli habitat costieri”.
''I comuni interessati dagli interventi - aggiunge - saranno, oltre ad Ostia, Anzio, Nettuno, Latina, Formia, Fondi, Minturno, Terracina, Pomezia (Torvajanica), Ladispoli. E' importante sottolineare che anche in questo caso le progettazioni, per l'80 per cento dei lavori previsti, e' stata eseguita e sviluppata dai tecnici della regione con notevole risparmio sui costi complessivi , fondi che - concludono - vanno ad aggiungersi ai 120 milioni di euro messi a disposizione per la difesa del suolo e della costa''.


In questo ultimo mese, seguendo la vicenda di Anzio abbiamo avuto contatti con alcuni di questi tecnici che lavorano con la Regione a questi progetti, ingegneri affermati nel campo delle costruzioni marittime. Questi ci hanno più volte assicurato che il sistema delle gabbie chiuse con barriera soffolta e pennelli a T è il più efficace, per quella che noi chiamiamo la “teoria dei massi”, ma che in realtà ci è stata spiegata da un famoso ingegnere: più massi metti, più proteggi, meno ne metti, meno proteggi…. Peccato che allo stesso tempo uno di questi ingegneri che si prodigano a blindare le coste della nostra nazione sta realizzando il tanto atteso reef artificiale di Marina di Carrara. Allora sanno che esistono alternative! La soluzione non deve essere per forza il reef , ma come lo sappiamo noi lo sanno loro che ci sono modi più ecocompatibili ed ecosostenibili delle celle!!!!
A Focene, Nettuno, Foce Verde, per non parlare di Marina di Massa, Termoli e chissà quante altre località hanno già subito questo trattamento distruttivo SENZA RISULTATI APPREZZABILI.
BASTA FARE ESPERIMENTI e facciamo PROGETTI CREDIBILI!!!!
Noi come surfisti abbiamo il dovere di difendere il mare e quello che possiamo fare nell’immediato è creare una banca dati di interventi che hanno interessato le nostre coste e documentare il prima, il dopo e gli effetti, positivi o negativi, che siano. Noi siamo le persone che in assoluto conoscono meglio le coste, con occhio vigile e speranza innata. Facciamo in modo che il tempo che spendiamo a guardare il mare non vada sprecato. Documentiamo con foto, disegni e testi, qualunque cosa.

 
GreenOceanSurfing vi mette a disposizione una email per tutte le vostre segnalazioni e informazioni. Da questa molto presto (è da mesi in cantiere il nuovo sito….) potremmo creare una vera e propria raccolta di dati relativi ai vari interventi sulle nostre spiagge cosicché da avere sempre un monitoraggio da presentare ogni volta che si presenterà il problema in una o l’altra città.
DOBBIAMO CONTROLLARLI E FARGLI SENTIRE IL FIATO SUL COLLO!
Siamo convinti dell’efficacia delle azioni che vengono dal basso per poter cambiare le cose….
Fra non molto tutte le coste verranno mutilate orrendamente e noi dovremo accontentarci  ancora meno di quanto già non facciamo.
Il mare è vita e il surf è il suo figlio prediletto….l’osservazione è alla base della conoscenza…. POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA!

Mandate foto, testi, disegni, grafici:
Presto nuovo sito GOS con forum e database delle coste.



Ps: questo è quello che hanno fatto in India....lo chiamiamo terzo mondo.... guardate alla fine del video i risultati ottenuti.... allora noi siamo il sesto mondo....


18/03/11

Salviamo Anzio: carte in tavola

Martedì insieme con Anzio-surf, SurfRiderFoundationEurope, il Comitato Anzio Colonia e una rappresentante dei balneari abbiamo avuto un incontro con la Direzione Generale della Città di Anzio e un progettista di opere marittime. Dopo le dichiarazioni del sindaco (vedi post precedente….) ci aspettavamo un incontro più risolutivo ed effettivamente in un certo senso lo è stato.
La diga foranea dopo 4 giorni di mare....
Abbiamo capito molte cose finora rimaste vaghe.

  1. L’erosione anzitutto. Anno dopo anno il mare mangia parte del litorale in tutta Italia e tutti coloro che vivono il mare sanno l’importanza che la difesa delle coste riveste nel quadro di un’amministrazione efficiente, ma il problema che nasce da questo è di natura strategica. La differenza in poche parole che intercorre fra una visione specialistica ed una globale della stessa problematica. Mentre con fare ingegneristico si affronta il problema coste con la sola incognita dell’erosione; forse sarebbe il caso di intervenire invece, in un sistema tanto delicato come i litorali italiani, con un metodo che preveda l’introduzione di più variabili. Insomma, in soldoni, come si può fare opere di protezione della costa senza pensare anche a questioni quali la balneazione, la sicurezza in mare, la fruibilità, l’economia, il turismo, gli sport acquatici, il lavoro e ultimo, ma primo fra tutti, l’AMBIENTE?
  2. La teoria dei massi. SVELATO. In questa difficile lotta all’erosione vige una regola tanto semplice quanto primaria: più massi butti a mare più proteggi; meno massi metti, meno difendi. Sembrerà banale, ma pare che questa sia la regola che vige nel campo delle opere marittime, peccato che anche un bambino di 5 anni sarebbe arrivato allo stesso teorema. Noi siamo convinti che esistono vie alternative alle celle costituite di massi di montagna. Basta fare un giro in rete per rendersi conto che di possibili varianti al problema che risolvono lo stesso quesito in modi più ecologicamente ed economicamente sostenibili esistono.
  3. Le proposte alternative. Il Sindaco grazie all’intervento provvidenziale del Comitato di Anzio Colonia ha preso una importante posizione: vuole vederci chiaro e non è convinto della validità dell’opera. Questa in 3 settimane è stata la migliore notizia dall’inizio di questa vicenda, ma (ed è chiaro che c’era un ma) se l’intervento in atto è considerato tale da voler apportare modifiche, come mai che queste modifiche interesseranno solo i successivi 2 lotti dell’opera complessiva? È possibile che si decida così facilmente di lasciare alle alghe 1,5 km  di costa, abbandonando il quartiere di Cincinnato e il Lido delle Sirene ad un intervento lesivo della dignità di questo tratto che peraltro comprende la meravigliosa oasi naturale di TorCaldara? È mai possibile che non esistano varianti possibili che possano preservare l’efficacia di questo progetto e la fruibilità del mare allo stesso tempo?
  4. I soldi sono questi. Nel difficile e sperimentale campo delle opere marittime,come abbiamo detto, la regola è una: pare non ci siano alternative allo sventramento di una montagna. Se non si fanno celle, si faranno pennelli soffolti ogni 100 metri o dighe foranee o celle soffolte. Intervenire bisogna intervenire e non è importante la modalità. La Regione ha stanziato questi soldi per Anzio e questi dobbiamo prenderci senza troppe questioni. A questo punto la storia è ridotta all’osso: le opere finanziate sono queste, vi sta bene? : bene beccatevi le vaschette, salvate l’erosione e al diavolo il mare. No: bene i soldi passano ad un altro comune che fa meno problemi, il mare vi si mangerà la costa e il turismo morirà comunque. NON CI SONO ALTERNATIVE.

NON CI SONO ALTERNATIVE?!?!?!?!

GIUDICATE VOI…. e fateci sapere!

GreenOceanSurfing

11/03/11

Salviamo Anzio: considerazioni di un professionista.

L'ing. idraulico Andrea Campagna ci aveva fornito (2 marzo 2011), con la massima disponibilità, questa relazione che ci ha coadiuvati dal punto di vista tecnico. E' stata presentata più volte a rafforzare le nostre tesi in questi gioni di colloqui. A tutela del professionista che ci ha aiutato per la condivisione della causa, decidiamo di metterla online a beneficio di tutti. E' un documento eccezionale tecnico e allo stesso tempo di facile comprensione. Questo è l'unico originale. Vi invitiamo a leggerlo.... Grazie.

Difesa e ricostruzione delle spiaggia Tor Caldara e Capo D’Anzio
Considerazioni tecniche sul progetto esecutivo

Recentemente nel litorale a nord di Anzio in prossimità dello stabilimento balneare “Saint Tropez” è stato dato inizio ai lavori per la realizzazione di opere di difesa del litorale delimitato da Tor Caldara a Capo D’Anzio.
Le previste opere da realizzarsi possono essere sommariamente descritte in:
        Realizzazione di n. 15 pennelli ortogonali alla linea di costa, con lunghezza media di 100 m ciascuno, con larghezza al coronamento media di 5 m, con quota al coronamento pari a + 1.00 m s.l.m., disposti ad interasse di 200 m. La forma dei pennelli sarà a “T” con testata di lunghezza totale pari a 25 m.
        Realizzazione di barriera soffolta, per una lunghezza totale di 5 Km circa, con larghezza al coronamento media di 10 m, con quota al coronamento pari a – 0,5 m s.l.m.,
La documentazione attualmente acquisita consta di una relazione e 3 elaborati grafici.
Dall’esame della documentazione citata, si evince rapidamente (vista l’esiguità dei contenuti) quanto segue:
1.        Rilevazione dei fenomeni erosivi ed analisi delle cause : nelle poche pagine della relazione di progetto, i fenomeni erosivi vengono riscontrati mediante dati cartografici e confronti fotografici di varia natura tra cui immagini provenienti da google earth e virtual earth mentre le cause erosive vengono unicamente attribuite all’antropizzazione delle coste locali. Una tale approccio al problema risulta quantomeno superficiale e poco ortodosso. Se da una parte è evidente anche ad un non tecnico la mancanza o la ridotta presenza di un arenile durante la stagione invernale in varie parti della costa e la riduzione di questo negli anni, dall’altra la valutazione dello stato erosivo e la comprensione delle cause che lo determinano, richiede delle indagini approfondite effettuate da tecnici competenti mediante procedure e mezzi appropriati. Lo studio dell’erosione di un litorale è cosa ben complessa. Senza scendere troppo nel dettaglio, possiamo dire che in tutte le spiagge si distinguono due tipi di tendenze: a lungo periodo e a breve periodo. Il lungo periodo è quantificabile in un tempo di decine di anni, il breve periodo può essere considerato a carattere stagionale. E’ infatti naturale che le spiagge sabbiose assumino, in assenza di stati perturbativi improvvisi (come ad esempio la costruzione di opere marittime in aree limitrofe o dragaggi) un profilo estivo con formazione di una barra di sabbia in prossimità della linea di costa e con avanzamento della linea di costa mentre arretrino nel periodo invernale assumendo un profilo lineare con diminuzione delle secche in prossimità della linea di costa. Tutto ciò deve essere monitorato, oltre che attraverso appropriati rilievi fotogrammetrici effettuati ad hoc anche attraverso rilievi batimetrici realizzati in tempi differenti, confrontando poi i dati rilevati. L’analisi e il confronto fotografico utilizzato senza avere certezza dell’esatto momento di presa delle foto, può pertanto portare a conclusioni discutibili. Se è inoltre vero che è l’antropizzazione la causa primaria della riduzione dell’apporto di materiale per garantire un profilo di equilibrio dei litorali, nel caso di Anzio, le cause probabilmente sono da ricercarsi non solamente nelle aree interessate dall’erosione. Difatti una delle cause principali dell’erosione delle coste laziali è il ridotto contributo di materiale trasportato a mare dal fiume Tevere. Fin dagli anni cinquanta infatti, la protezione del territorio interno e la molteplicità di sbarramenti realizzati sul fiume per lo sfruttamento idroelettrico/irriguo hanno ridotto sistematicamente il trasporto solido di materiale  fino quasi ad annullarlo. Inoltre le opere realizzate in altre zone del litorale romano (ad esempio ad Ostia negli anni ’90), la realizzazione del porto di Nettuno ed il dragaggio continuo della testata del porto di Anzio, hanno molto probabilmente ridotto la disponibilità di materiale disponibile per il raggiungimento di un profilo di equilibrio del litorale. L’antropizzazione delle coste del litorale da Tor Caldara a Capo d’Anzio ha sicuramente influito ma, trattandosi di coste di carattere limo/argilloso capaci di fornire materiale di granulometria e peso dei singoli granelli ridotto e quindi facilmente trasportabili da correnti di modesta entità, non possono costituire l’unica causa di riduzione delle spiagge.
Tuttavia la sola azione di quanto sopra descritto non è sufficiente da sola a determinare l’erosione di una costa. Affinché questo avvenga è necessaria l’azione di altri due fenomeni: il moto ondoso e le correnti generate. E’ proprio dallo studio di questi fenomeni che si determina la dinamica della erosione.
E’ ben noto infatti che nel litorale oggetto dell’intervento, il moto ondoso e le correnti generate dai venti da sud est (scirocco) rimuovano quantità rilevanti di sabbia dalla costa mentre le mareggiate provenienti dai settori ovest (maestrale, ponente e libeccio) contribuiscono al deposito di materiale sabbioso in sospensione ed al conseguente reintegro, anche solo parziale, del materiale eroso.
Nella documentazione progettuale visionata, tutto ciò sopra descritto non sembra essere stato considerato.


2.        Dimensionamento e definizione della tipologia delle opere: il dimensionamento delle opere marittime viene definito attraverso la definizione di grandezze fondamentali. Abbandonando il vecchio concetto di “onda di progetto” comunque utile alla determinazione della stabilità dell’opera da realizzarsi, il dimensionamento delle opere deve tener conto di tutte le forzanti meteo marine (onde, livelli e vento) che causano il comportamento dinamico del litorale ed attraverso l’analisi statistica di dati rilevati, determinare le condizioni medie che si verificano con frequenza maggiore e le condizioni estreme che avvengono più raramente oltre al cosiddetto “settore di traversia principale”. La determinazione di questi fattori unito alla comprensione delle concause che determinano l’erosione di un litorale e unitamente al rispetto dell’ambiente, costituiscono la base per il dimensionamento e la tipologia delle opere da realizzarsi. Nella relazione di progetto non si da evidenza dello studio dei fattori citati né la giustificazione delle scelte progettuali adottate. Non è data evidenza dei criteri di dimensionamento delle strutture e del peso dei massi naturali da utilizzarsi né tantomeno della scelta della maglia di progetto con imposta dei pennelli ad interasse fisso 200 m senza riferimento alla batimetria ed alla morfologia della costa esistente.

3.        Conclusioni: generalmente le conclusioni di una relazione di progetto dovrebbero dare delle indicazioni sul risultato atteso dal progettista successivamente alla realizzazione delle opere realizzate. Nelle conclusioni al punto 4 della citata relazione ciò che succederà non è definito. E’ chiaro che qualunque ostacolo venga inserito in una zona costiera non protetta, determinerà una variazione del regime delle correnti e generalmente diminuzione delle stesse, con conseguente accumulo del materiale in sospensione. E pertanto evidente che le opere previste comporteranno un avanzamento della linea di costa ma la redazione di un progetto atto ad arrestare e/o ridurre i fenomeni erosivi specialmente in spiagge adibite ad arenile di pubblico accesso, dovrebbe tener conto, oltre a quanto descritto nel punto 2, anche dei seguenti aspetti:

        Evitare il cosiddetto “effetto domino” e cioè il creare nuovi fenomeni erosivi precedentemente non esistenti nelle aree limitrofe
        Optare per opere di protezione a ridotto impatto ambientale, a ridotto impatto visivo e con particolare attenzione agli effetti indotti sulla qualità delle acque
        Realizzare opere che riducano i costi complessivi di costruzione e manutenzione

4.        Considerazioni sulle opere progettate: analizzando le modalità di erosive del litorale, anche in assenza di dati rilevati, appare evidente che il trasporto solido avviene prevalentemente in maniera longitudinale alla linea di costa a causa delle cosiddette correnti di “long shore” generate dalle mareggiate con prevalenza di mareggiate da sud est e quindi con angolo di incidenza dell’onda rispetto alla spiaggia obliquo. L’azione delle mareggiate dai quadranti sud ovest/nord ovest avviene con le stesse modalità ma con effetti sull’erosione differenti. Analizzando le opere previste, tralasciando la stima dell’efficacia delle stesse non avendo indicazioni a riguardo da parte del progettista né dati progettuali per le opportune operazioni di verifica,  si riscontra che tali opere comportano i seguenti inconvenienti:
        Non assicurano il necessario ricambio idrico tra la zona protetta ed il largo. Ciò comporta che il già noto peggioramento della qualità delle acque riscontrabili nella costa specialmente nel periodo estivo a causa dell’aumento della popolazione residente nell’area, verrà amplificato dalla presenza di acque pressoché stagnanti all’interno delle celle di progetto. Inoltre tutto il materiale galleggiante (contenitori plastici, residui di cassette in polistirolo, ecc.) generalmente visibile sulla battigia dopo una mareggiata, spinto all’interno delle celle dal moto ondoso (frangente sulla diga soffolta) rimarrà intrappolato all’interno delle celle stesse.
        Non permettono l’accessibilità nautica della costa neanche a piccoli natanti ma soprattutto a mezzi di soccorso. Questo aspetto è particolarmente importante in questa costa dove l’accessibilità da terra è fortemente limitata dai ridotti accessi carrabili alla spiaggia.
        Non contemplano la limitazione della visuale verso il mare aperto. Difatti, la presenza delle barriere anche sommerse, in considerazione della ridotta profondità del coronamento, risulterà comunque visibili dalla spiaggia.
        La presenza della diga foranea soffolta, comporterà uno squilibrio di livelli tra la zona protetta verso riva e la zona non protetta verso il largo generando forti correnti in prossimità della diga stessa, inoltre la riduzione del modo ondoso incidente sulla spiaggia, riduce la percezione di rischio da parte dei bagnanti ignari delle correnti generate dalla presenza della diga soffolta nelle vicinanze della stessa.
Per quanto sopra descritto sarebbe possibile valutare soluzioni alternative a quanto previsto in progetto. Ovviamente non si è in possesso dei dati necessari per una progettazione di queste opere ma, verificando l’efficacia di soluzioni simili a quelle ipotizzate nel progetto e già adottate in aree limitrofe (vedi Nettuno spiagge a sud del porto) senza considerare l’impatto ambientale e visivo delle stesse, è evidente che il risultato ottenuto non è stato quello desiderato. Valutando invece, ad esempio, gli interventi realizzati nel litorale di Tarquinia e gli ottimi risultati ottenuti, sembra che una possibile soluzione, possa essere la realizzazione di soli pennelli, opportunamente dimensionati, eventualmente abbinando un ripascimento di sabbia mediante draghe aspiranti/refluenti.
La soluzione dei pennelli, generalmente appropriata nel caso di moto ondoso obliquo rispetto alla costa e cioè in presenza di un trasporto solido longitudinale, permette la formazione di piccole spiagge denominate “pocket beach” completamente fruibili riducendo e/o annullando gli inconvenienti presenti nella soluzione prospettata in progetto.
Tale soluzione, comportando generalmente un impiego minore di materiale, potrebbe comportare anche una riduzione dei costi di realizzazione e di manutenzione.

Roma, 2 marzo 2011

                                                                                                                          Ing. Andrea Campagna

Andrea Campagna si è laureato in Ingegneria Civile Idraulica nell’a.a. 1995/96 con una tesi riguardante lo studio di aree di costa complesse come le foci fluviali, con particolare interesse alla foce del fiume Tevere. Ha frequentato il corso di Costruzioni Marittime del Prof. Ing. Alberto Noli con conseguente superamento dell’esame relativo. Ha lavorato in progetti idraulici in territorio estero (Filippine, consorzio CP Casecnan “irrigation and power generation project”) ed è stato vice direttore di cantiere per la Dragomar S.p.A. nel progetto “Beirut sea front Project” per la riqualificazione del litorale nord di Beirut, Libano.Frequentatore delle coste di Anzio dal 1969.

Salviamo Anzio: comunicato del Sindaco di Anzio



"In riferimento all'intervento regionale in corso per la realizzazione delle dighe/pennelli lungo la costa anziate, teso a tutelare le spiagge ed a contrastare il fenomeno dell"erosione, per la prossima settimana abbiamo convocato un incontro con la direzione regionale dell’Ardis teso ad apportare migliorie progettuali all’opera, fondamentali per la nostra economia marinara, per la qualità del nostro mare premiato con Bandiera Blu 2010 e per mantenere viva la nostra tradizione negli sport acquatici”.

Lo ha affermato il Sindaco, Luciano Bruschini, che si è fatto promotore di un incontro con l’Ardis teso a ridurre l’impatto ambientale e strutturale delle dighe sommerse che saranno realizzate lungo la costa di Ponente.

“Condivido la preoccupazione di Associazioni e Stabilimenti Balneari  - conclude il Sindaco Bruschini – rispetto all’intervento in corso che necessita di immediate modifiche progettuali per rendere meno impattante la realizzazione dell’opera, fondamentale per proteggere la nostra costa e le nostre spiagge”.

Anzio, 11 marzo 2011
Ufficio Comunicazione
   


11-03-2011 ore 15:12

Apprendiamo dal sito comunale queste dichiarazioni del Sindaco della Città di Anzio, Luciano Bruschini,  e ci aprono il cuore.
Dopo giorni di incontri, domande e contrattazioni durante i quali, per essere sinceri la sensazione era quella di non arrivare da nessuna parte, finalmente questa notizia che aspettavamo da tempo e che non poteva che non arrivare….
Il nostro Primo Cittadino si schiera con noi.
Probabilmente le continue pressioni che abbiamo fatto con l’Anzio-surf e tutte le altre associazioni sono servite a qualcosa. Se non altro a far aprire gli occhi sui problemi che questo intervento si porta dietro.
La guerra non è vinta, ma una battaglia forse sì…. Siamo contenti di essere d’accordo con l’Amministrazione riguardo l’importanza che ricopre l’ambiente per il nostro territorio.
Grazie Sindaco!!!!

ps: non dormiamo sugli allori e continuiamo a informare e firmare!!!!

GreenOceanSurfing _ bruno pepe

09/03/11

Salviamo Anzio: aggiornamenti

In ritardo pubblichiamo quello che avevo scritto ieri e che abbiamo ragionato oggi....

Torno ora (08-03-2011 ore 22:45) dopo l’ennesima giornata passata con ragionamenti e colloqui e incontri e riunioni…. Certo, chiaro, tutto quello che conta è il risultato e il risultato è in cima a una montagna da scalare con le parole e la sopportazione e la pazienza.
Il surf ad Anzio esiste da 30 anni, un mucchio di surfisti hanno iniziato in queste acque la loro travagliata e meravigliosa vita di cacciatori meteo, surfisti giovani, vecchi, ex-surfisti o chi guarda i propri figli col sorriso sulle labbra che affrontano le loro prime onde…. Molti sono preoccupati per le sorti di questi spot, i più conosciuti come quelli deserti, forse meno belli, ma che nelle giornate giuste regalano giornate di onde memorabili in solitudine….
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: il mare che erode le coste e provoca danni e seri problemi anche alla sicurezza, pensiamo alla morte delle ragazze lo scorso anno a Ponza, e alle persone che comunque vivono di mare, al di là delle polemiche, come i balneari. Chi conosce questa costa sa che bisogna comunque intervenire per difenderla, prima che venga giù la via Ardeatina, o ancora peggio, in testa a qualcuno….
Come intervenire? La risposta più ovvia è quella di intervenire con sistemi che si basano su studi ampiamente documentati che portano benefici su più fronti. Esistono tecniche  per cui si possono ottenere sabbia, ripascimento naturale, onde, incremento della flora e fauna, e non ultima sicurezza. Esistono tecniche che prevedono sistemi mobili, sistemi rimovibili, plasmabili a seconda dei risultati ottenuti nel tempo. Esistono possibilità per incrementare il turismo, lo sport e la fruizione del mare per tutti.
Invece NO. A domande specifiche si risponde con risposte specifiche, univoche: erosione uguale barriera. Balneazione, sicurezza, fruizione, eco-sostenibilità, turismo sono variabili nemmeno lontanamente prese in considerazione.
Il progetto in corso d’opera come abbiamo detto più volte prevede la realizzazione dei primi 5 pennelli e dei primi 1500 m di barriera soffolta (diverranno 4km circa con i prossimi 2 appalti). Dopo 2 settimane di incontri, assessore al turismo, ufficio del demanio, direttore generale, comandante della capitaneria di porto quello che è chiaro è che niente è chiaro.


Abbiamo sollevato diversi tipi di problemi:
-         Il fattore sicurezza: una barriere sommersa di 50cm per una estensione di 10m non sarà oltrepassabile a nuoto, come con nessun tipo di mezzo, né tanto meno pattini di salvataggio o motovedetta della guardia costiera. Creerà inoltre forti correnti e mulinelli essendo un fondo sconnesso.
-         Il fattore balneazione: i pennelli costituiranno porzioni di litorale delimitato ogni 200m da pennelli emergenti 1m sui lati lunghi 100m; sul lato mare i 200m saranno in parte  chiusi dalla famosa barriera soffolta, in parte dalle testate dei pennelli. Se pur la linea di costa dovesse, come da loro assicurato, avanzare almeno di 50m ci si troverà con una situazione per cui le persone cercheranno di fare il bagno oltre la barriera (all’interno di questa molto probabilmente l’acqua sarà troppo bassa e troppo calda), una barriera da oltrepassare per 10m…. sconnessa e sommersa per soli 50cm: troppo bassa per nuotare, impossibile da valicare a piedi.
-         Il fattore ambiente: se, come presumibile, questo intervento dovesse rivelarsi insufficiente (come già successo per tutti quelli del suo genere) si continuerà a buttare massi su massi andando a peggiorare la situazione ecologica.
-         Il fattore igiene e salute pubblica: in alcuni punti del litorale (uno è proprio adiacente il primo pennello realizzato) esistono delle condizioni per cui le acque grigie (ma vi assicuro che sono più nere che bianche) sfociano a mare, o meglio sulla spiaggia. In una situazione come quella che si prospetta (le famose celle), cosa accadrà all’acqua sporca intrappolata nella cella? Soprattutto alle prime piogge di fine estate, quando ancora le temperature sono alte, si avranno veri e propri allevamenti di batteri! Anche al Comune non sanno se esiste nel progetto esecutivo una soluzione a questo problema.
-         Il fattore sport: tutte le attività sportive legate al mare (surf, windsurf, kite, sup, vela, surfcasting….) saranno spazzate via da 4 km di costa per ovvi motivi. E chi avrà l’ardore di affrontare la barriera e gli scogli dovrà vedersela con i divieti che verranno imposti dell’autorità marittima e con l’assoluta insicurezza della situazione.
-         Il fattore sociale: molti ragazzi con la pratica di sport acquatici si allontanano dalla classica vita del muretto, le corse con i motorini e la noia di una piccola città.
-         Il fattore turistico-finanziario: nel momento in cui questa operazione dovesse fallire saranno mandati in fumo 4 km di possibilità turistiche ricettive. Stabilimenti balneari, proprietari di case, agenzie immobiliari, locali pubblici…. Quando le persone inizieranno a non frequentare più la costa cosa accadrà alla città di Anzio? Anche i costruttori che continuano a cementare ogni angolo della città, a chi venderanno le loro case?
-         Il fattore coste limitrofe: esiste uno studio che garantisca che una volta cambiato per sempre il regime delle correnti non si eroderà il litorale di Lavinio? Cosa accadrà al vicino futuro e tanto vituperato porto di Anzio? 

I quesiti sono tanti e li abbiamo posti al Comune per far capire che la Regione interviene sulla pelle dei cittadini e che l’amministrazione deve essere dalla nostra parte! Noi chiediamo una difesa della costa che non vada a ledere i diritti dei cittadini di una città di mare. I mezzi ci sono basta volerli adoperare. Noi vogliamo chiarezza. E forse è quello che stiamo ottenendo.
Il tarlo del dubbio finalmente pare insinuato nelle certezze dei nostri amministratori. Forse anche loro, che certamente hanno a cuore la nostra città, iniziano a porsi delle domande che evidentemente prima non si ponevano.
Quando andiamo negli uffici ci chiamano “i surfisti”. Saremo pure “surfisti”, ma non solo. Siamo supportati da associazioni del territorio e da professionisti che ci coadiuvano dal punto di vista tecnico. Noi siamo anche coloro che SENZA POSSIBILITA’ DI REPLICA vivono il mare 365 giorni l’anno a 360°, conosciamo la nostra costa e la vita del nostro amato mare e, forse, alcuni amministratori iniziano a capire che siamo una risorsa, non una spina nel fianco. Salvando la costa con interventi mirati possiamo far bene ad un’intera città, non solo alla nostra categoria minoritaria.
Per martedì prossimo abbiamo un appuntamento con i dirigenti del Comune e con chi potrà effettivamente spiegarci il progetto e le sue visioni del futuro rispetto a questo, il tecnico che ha redatto il progetto originario.
Continuiamo a informare quante più persone possibile e a firmare la petizione per far vedere che non siamo in pochi a non essere convinti della validità delle opere in corso. Dobbiamo ottenere chiarimenti e un’eventuale modifica; forse con il logorio delle nostre continue pressioni ci stiamo arrivando. FIRMATE E INFORMATE.

Primo spot a morire: Scoglio dell'Orso.
Sì agli interventi a difesa della costa, NO all’appiattimento della costa!!!!


Anzio-Surf
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