Cristian Corradin, direttore di una delle più coraggiose riviste italiane di surf, Dreams _ Longboard and alternative boards, tempo fa ci aveva contattato per chiederci qualche informazione sui lavori che stanno modificando per sempre la costa e il surf ad Anzio.
Da qui è nata un'ntervista a Bruno Pepe di GreenOceanSurfing, che dall'inizio di questa tumultuosa questione ha cercato, con l'aiuto di tante persone illuminate, di far luce sulle reali dinamiche di quest'opera....
Speriamo per voi che riusciate a trovare la rivista nei migliori surfshop, perchè merita veramente, ma intanto vi offriamo la scannerizzazione delle pagine 14 e 16 di questo numero 14 di DREAMS;-)
Grazie ancora a Cristian per lo spazio!
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07/06/11
18/03/11
Salviamo Anzio: carte in tavola
Martedì insieme con Anzio-surf, SurfRiderFoundationEurope, il Comitato Anzio Colonia e una rappresentante dei balneari abbiamo avuto un incontro con la Direzione Generale della Città di Anzio e un progettista di opere marittime. Dopo le dichiarazioni del sindaco (vedi post precedente….) ci aspettavamo un incontro più risolutivo ed effettivamente in un certo senso lo è stato.
Abbiamo capito molte cose finora rimaste vaghe.
- L’erosione anzitutto. Anno dopo anno il mare mangia parte del litorale in tutta Italia e tutti coloro che vivono il mare sanno l’importanza che la difesa delle coste riveste nel quadro di un’amministrazione efficiente, ma il problema che nasce da questo è di natura strategica. La differenza in poche parole che intercorre fra una visione specialistica ed una globale della stessa problematica. Mentre con fare ingegneristico si affronta il problema coste con la sola incognita dell’erosione; forse sarebbe il caso di intervenire invece, in un sistema tanto delicato come i litorali italiani, con un metodo che preveda l’introduzione di più variabili. Insomma, in soldoni, come si può fare opere di protezione della costa senza pensare anche a questioni quali la balneazione, la sicurezza in mare, la fruibilità, l’economia, il turismo, gli sport acquatici, il lavoro e ultimo, ma primo fra tutti, l’AMBIENTE?
- La teoria dei massi. SVELATO. In questa difficile lotta all’erosione vige una regola tanto semplice quanto primaria: più massi butti a mare più proteggi; meno massi metti, meno difendi. Sembrerà banale, ma pare che questa sia la regola che vige nel campo delle opere marittime, peccato che anche un bambino di 5 anni sarebbe arrivato allo stesso teorema. Noi siamo convinti che esistono vie alternative alle celle costituite di massi di montagna. Basta fare un giro in rete per rendersi conto che di possibili varianti al problema che risolvono lo stesso quesito in modi più ecologicamente ed economicamente sostenibili esistono.
- Le proposte alternative. Il Sindaco grazie all’intervento provvidenziale del Comitato di Anzio Colonia ha preso una importante posizione: vuole vederci chiaro e non è convinto della validità dell’opera. Questa in 3 settimane è stata la migliore notizia dall’inizio di questa vicenda, ma (ed è chiaro che c’era un ma) se l’intervento in atto è considerato tale da voler apportare modifiche, come mai che queste modifiche interesseranno solo i successivi 2 lotti dell’opera complessiva? È possibile che si decida così facilmente di lasciare alle alghe 1,5 km di costa, abbandonando il quartiere di Cincinnato e il Lido delle Sirene ad un intervento lesivo della dignità di questo tratto che peraltro comprende la meravigliosa oasi naturale di TorCaldara? È mai possibile che non esistano varianti possibili che possano preservare l’efficacia di questo progetto e la fruibilità del mare allo stesso tempo?
- I soldi sono questi. Nel difficile e sperimentale campo delle opere marittime,come abbiamo detto, la regola è una: pare non ci siano alternative allo sventramento di una montagna. Se non si fanno celle, si faranno pennelli soffolti ogni 100 metri o dighe foranee o celle soffolte. Intervenire bisogna intervenire e non è importante la modalità. La Regione ha stanziato questi soldi per Anzio e questi dobbiamo prenderci senza troppe questioni. A questo punto la storia è ridotta all’osso: le opere finanziate sono queste, vi sta bene? Sì: bene beccatevi le vaschette, salvate l’erosione e al diavolo il mare. No: bene i soldi passano ad un altro comune che fa meno problemi, il mare vi si mangerà la costa e il turismo morirà comunque. NON CI SONO ALTERNATIVE.
NON CI SONO ALTERNATIVE?!?!?!?!
GIUDICATE VOI…. e fateci sapere!
GreenOceanSurfing
09/03/11
Salviamo Anzio: aggiornamenti
In ritardo pubblichiamo quello che avevo scritto ieri e che abbiamo ragionato oggi....
Torno ora (08-03-2011 ore 22:45) dopo l’ennesima giornata passata con ragionamenti e colloqui e incontri e riunioni…. Certo, chiaro, tutto quello che conta è il risultato e il risultato è in cima a una montagna da scalare con le parole e la sopportazione e la pazienza.
Il surf ad Anzio esiste da 30 anni, un mucchio di surfisti hanno iniziato in queste acque la loro travagliata e meravigliosa vita di cacciatori meteo, surfisti giovani, vecchi, ex-surfisti o chi guarda i propri figli col sorriso sulle labbra che affrontano le loro prime onde…. Molti sono preoccupati per le sorti di questi spot, i più conosciuti come quelli deserti, forse meno belli, ma che nelle giornate giuste regalano giornate di onde memorabili in solitudine….
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: il mare che erode le coste e provoca danni e seri problemi anche alla sicurezza, pensiamo alla morte delle ragazze lo scorso anno a Ponza, e alle persone che comunque vivono di mare, al di là delle polemiche, come i balneari. Chi conosce questa costa sa che bisogna comunque intervenire per difenderla, prima che venga giù la via Ardeatina, o ancora peggio, in testa a qualcuno….
Come intervenire? La risposta più ovvia è quella di intervenire con sistemi che si basano su studi ampiamente documentati che portano benefici su più fronti. Esistono tecniche per cui si possono ottenere sabbia, ripascimento naturale, onde, incremento della flora e fauna, e non ultima sicurezza. Esistono tecniche che prevedono sistemi mobili, sistemi rimovibili, plasmabili a seconda dei risultati ottenuti nel tempo. Esistono possibilità per incrementare il turismo, lo sport e la fruizione del mare per tutti.
Invece NO. A domande specifiche si risponde con risposte specifiche, univoche: erosione uguale barriera. Balneazione, sicurezza, fruizione, eco-sostenibilità, turismo sono variabili nemmeno lontanamente prese in considerazione.
Il progetto in corso d’opera come abbiamo detto più volte prevede la realizzazione dei primi 5 pennelli e dei primi 1500 m di barriera soffolta (diverranno 4km circa con i prossimi 2 appalti). Dopo 2 settimane di incontri, assessore al turismo, ufficio del demanio, direttore generale, comandante della capitaneria di porto quello che è chiaro è che niente è chiaro.
Abbiamo sollevato diversi tipi di problemi:
- Il fattore sicurezza: una barriere sommersa di 50cm per una estensione di 10m non sarà oltrepassabile a nuoto, come con nessun tipo di mezzo, né tanto meno pattini di salvataggio o motovedetta della guardia costiera. Creerà inoltre forti correnti e mulinelli essendo un fondo sconnesso.
- Il fattore balneazione: i pennelli costituiranno porzioni di litorale delimitato ogni 200m da pennelli emergenti 1m sui lati lunghi 100m; sul lato mare i 200m saranno in parte chiusi dalla famosa barriera soffolta, in parte dalle testate dei pennelli. Se pur la linea di costa dovesse, come da loro assicurato, avanzare almeno di 50m ci si troverà con una situazione per cui le persone cercheranno di fare il bagno oltre la barriera (all’interno di questa molto probabilmente l’acqua sarà troppo bassa e troppo calda), una barriera da oltrepassare per 10m…. sconnessa e sommersa per soli 50cm: troppo bassa per nuotare, impossibile da valicare a piedi.
- Il fattore ambiente: se, come presumibile, questo intervento dovesse rivelarsi insufficiente (come già successo per tutti quelli del suo genere) si continuerà a buttare massi su massi andando a peggiorare la situazione ecologica.
- Il fattore igiene e salute pubblica: in alcuni punti del litorale (uno è proprio adiacente il primo pennello realizzato) esistono delle condizioni per cui le acque grigie (ma vi assicuro che sono più nere che bianche) sfociano a mare, o meglio sulla spiaggia. In una situazione come quella che si prospetta (le famose celle), cosa accadrà all’acqua sporca intrappolata nella cella? Soprattutto alle prime piogge di fine estate, quando ancora le temperature sono alte, si avranno veri e propri allevamenti di batteri! Anche al Comune non sanno se esiste nel progetto esecutivo una soluzione a questo problema.
- Il fattore sport: tutte le attività sportive legate al mare (surf, windsurf, kite, sup, vela, surfcasting….) saranno spazzate via da 4 km di costa per ovvi motivi. E chi avrà l’ardore di affrontare la barriera e gli scogli dovrà vedersela con i divieti che verranno imposti dell’autorità marittima e con l’assoluta insicurezza della situazione.
- Il fattore sociale: molti ragazzi con la pratica di sport acquatici si allontanano dalla classica vita del muretto, le corse con i motorini e la noia di una piccola città.
- Il fattore turistico-finanziario: nel momento in cui questa operazione dovesse fallire saranno mandati in fumo 4 km di possibilità turistiche ricettive. Stabilimenti balneari, proprietari di case, agenzie immobiliari, locali pubblici…. Quando le persone inizieranno a non frequentare più la costa cosa accadrà alla città di Anzio? Anche i costruttori che continuano a cementare ogni angolo della città, a chi venderanno le loro case?
- Il fattore coste limitrofe: esiste uno studio che garantisca che una volta cambiato per sempre il regime delle correnti non si eroderà il litorale di Lavinio? Cosa accadrà al vicino futuro e tanto vituperato porto di Anzio?
I quesiti sono tanti e li abbiamo posti al Comune per far capire che la Regione interviene sulla pelle dei cittadini e che l’amministrazione deve essere dalla nostra parte! Noi chiediamo una difesa della costa che non vada a ledere i diritti dei cittadini di una città di mare. I mezzi ci sono basta volerli adoperare. Noi vogliamo chiarezza. E forse è quello che stiamo ottenendo.
Il tarlo del dubbio finalmente pare insinuato nelle certezze dei nostri amministratori. Forse anche loro, che certamente hanno a cuore la nostra città, iniziano a porsi delle domande che evidentemente prima non si ponevano.
Quando andiamo negli uffici ci chiamano “i surfisti”. Saremo pure “surfisti”, ma non solo. Siamo supportati da associazioni del territorio e da professionisti che ci coadiuvano dal punto di vista tecnico. Noi siamo anche coloro che SENZA POSSIBILITA’ DI REPLICA vivono il mare 365 giorni l’anno a 360°, conosciamo la nostra costa e la vita del nostro amato mare e, forse, alcuni amministratori iniziano a capire che siamo una risorsa, non una spina nel fianco. Salvando la costa con interventi mirati possiamo far bene ad un’intera città, non solo alla nostra categoria minoritaria.
Per martedì prossimo abbiamo un appuntamento con i dirigenti del Comune e con chi potrà effettivamente spiegarci il progetto e le sue visioni del futuro rispetto a questo, il tecnico che ha redatto il progetto originario.
Continuiamo a informare quante più persone possibile e a firmare la petizione per far vedere che non siamo in pochi a non essere convinti della validità delle opere in corso. Dobbiamo ottenere chiarimenti e un’eventuale modifica; forse con il logorio delle nostre continue pressioni ci stiamo arrivando. FIRMATE E INFORMATE.
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| Primo spot a morire: Scoglio dell'Orso. |
Sì agli interventi a difesa della costa, NO all’appiattimento della costa!!!!
Anzio-Surf
Surf Rider Foundation Italia
Anzio Riders Crew
Surfcasting
Tennis Club Lavinio
European Lifeguard Association Anzio
Surf Culture
SurfCorner
Greenoceansurfing_bruno
06/03/11
Salviamo Anzio: cosa sta accadendo.
Da facebook, soprattutto, è chiaro che c’è bisogno di chiarezza…. Che bisogna informare…. E che qualcuno si sta iniziando a far girare le ….
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| 06-03-11 _ Vista Sud del primo pennello in fase di realizzazione. |
Circa 3 settimane fa sono iniziati i lavori di preparazione del cantiere, ma ancora non si conosceva il reale progetto... Tutti sapevano solo della costruzione di 5 pennelli perpendicolari alla costa e questo era quello che ci si auspicava conoscendo bene la necessità di questo tratto di litorale di essere difeso dell’erosione del mare.
2 settimane fa la triste realtà....
Incuriositi dai lavori, abbiamo recuperato il progetto della Regione e scoperto che in realtà i pennelli saranno 15, lunghi 100 metri con una testata di 45m distanziati fra loro di 200m e collegati in testata da una barriera sommersa a 50cm sotto il livello del mare. Questa barriera sarà larga 10m e estesa per 4,5km.... tutto il litorale di Anzio a ponente.
I primi 5 pennelli da Tor Caldara allo Scoglio dell'Orso saranno fatti in 220 giorni, gli altri appaltati in altri 2 stralci, ma ancora non si conosce la durata effettiva dell'intervento.
Come membro di GreenOceanSurfing, surfista da 28 anni, architetto, e profondo amante di queste acque ho cercato da subito di informare quante più persone possibili sulla reale entità dei lavori, visto che mi ero accorto che effettivamente pochi conoscevano il progetto sulla carta, e da subito i ragazzi di Anzio-surf si sono dimostrati parte integrante della questione. Insieme a loro e a Andrea Bonfili (membro di GOS, ma anche rappresentante di SurfRiderFoundationEurope) abbiamo subito capito che bisognava agire in maniera efficace, attraverso il dialogo con l’amministrazione e le associazioni del territorio; perché il vero problema, tuttora attuale, è che pochi hanno chiaro il progetto nella sua interezza. Da qui il nostro impegno di divulgazione del progetto e dei fatti a seguire.
Molti credono che la barriera verrà tolta, ma non sarà così. Rimarrà un segno unico nel mare per 4,5km sommerso di soli 50cm, quasi a pelo d’acqua…. Invalicabile con qualunque mezzo, inclusi i pattini e mezzi di sicurezza, né tantomeno a nuoto.
Subito abbiamo avuto un incontro con i rappresentanti del SIB, Sindacato Italiano Balneari, con cui abbiamo concordato sulla assoluta necessità di rivedere il progetto eliminando la presenza della barriera soffolta. Con loro e con altre associazioni che aderiscono alla causa stiamo attualmente cercando di aprire un tavolo di trattativa con l’Amministrazione Comunale, la Regione e il redattore del progetto, che pare si sia dimostrato aperto al dialogo.
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| 06-03-11 _ Vista Nord del pennello. Video in corso.... |
In questo momento, che si può definire delicato, nessuno si deve sentire protagonista. Per l’inizio della prossima settimana avremo la conferma di un incontro con chi potrà veramente fare qualcosa.
Abbiamo ragione da vendere, ragazzi! E questo è chiaro e fuori di ogni dubbio! Ma vi prego non passiamo ora dalla parte del torto e cerchiamo di unirci, perché è l’unico modo di vincere. Per questo motivo vi chiediamo intanto di stampare (per quanto poco ecologico possa essere….) il modulo di raccolta firme che troverete su tutti i siti che supportano la causa (Anzio-Surf, SurfCulture, SurfCorner) e di far aderire quante più persone possibile. Intanto è bene sapere quanti siamo e avere un’altra freccia al nostro arco.
Rimanete comunque in contatto fra di voi e con noi per sapere come andrà questo tanto atteso incontro, ma tenetevi pronti a incontrarci tutti se non dovessimo raggiungere il dialogo sperato.
GreenOceanSurfing_bruno
03/03/11
Salviamo Anzio: una prima valutazione di cuore e di testa.
Greenoceansurfing nasce dall’amore di 3 amici per un litorale e dal desiderio comune di affrontare la questione dell’educazione ambientale partendo dalla passione e dalla pratica di uno sport.
Anzio, Lido delle Sirene, spiaggia pubblica dello scoglio dell’Orso. Qui durante un giorno d’estate abbiamo deciso di iniziare il nostro percorso come GOS.
Purtroppo proprio in questi giorni il lido delle Sirene è oggetto dei lavori del primo stralcio di opere da realizzare per la “difesa” e “ricostruzione dell’arenile, opere che ad una valutazione d’istinto (ma presto arriveranno anche quei tipi di valutazione da persone esperte nel campo di opere marittime) sembra una follia.
La costa di Anzio a ponente ha certamente bisogno di protezione. È una costa a tratti bellissima e a tratti bruttissima, naturale e antropizzata all’eccesso con costruzioni sull’arenile. Una costa che chiede a gran voce di essere valorizzata e difesa con amore e buon senso. Una costa che, se aiutata, potrebbe riportare Anzio agli antichi fasti di perla del Tirreno.
Come spesso accade in questo nostro martoriato Paese l’immobilismo regna sovrano fra burocrazia e interessi, ma purtroppo, quando poi le cose si muovono, fanno rimpiangere sempre il passato. Bisognava intervenire certamente, ma può essere questo il modo!? Distruggendo la costa di ogni sua caratteristica, appiattendola dietro una linea geometrica priva di qualsivoglia valore estetico-formale?
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| L'evidente necessità di un intervento |
Ma andiamo per gradi, cercando per quanto ci è possibile di spiegare e valutare il progetto in questione.
Dalla relazione del progetto esecutivo del 1° stralcio e dai grafici del progetto, apprendiamo quanto segue.
La ARDIS (Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo) ha redatto, nel marzo 2009, il progetto esecutivo per i lavori di difesa e ricostruzione della spiaggia Tor Caldara e Capo D’Anzio, circa 4 km di litorale suddividendo i lavori in più stralci per tempi e appalti.
I lavori appena cominciati per il primo stralcio prevedono la realizzazione dei primi 5 di 15 pennelli (moli perpendicolari alla costa) emergenti di 1 metro dal livello del mare e a forma di T per una larghezza di 5 metri. Tali pennelli saranno posti ad una distanza di circa 200 m uno dall’altro ed estesi nel mare per una lunghezza variabile di circa 100m.
Le testate di questi pennelli saranno collegate tutte da una barriera posta a mezzo metro sotto il livello del mare e larga 10 metri. Ovviamente ne consegue che questa barriera parallela alla costa, a opera compiuta, avrà una lunghezza senza soluzione di continuità di circa 4km.
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| 4km di costa imbavagliati |
Pennelli e barriera concorrono alla “ formazione di “celle” aventi dimensioni circa pari a 100x200 m al fine di garantire l’arresto dei fenomeni erosivi in atto nelle aree oggetto del presente intervento e il naturale rinascimento del litorale”. Come si legge nella relazione
Come già specificato questo primo stralcio prevede la realizzazione dei primi 5 pennelli e del primo tratto di 1500 m di barriera, quelli che vanno dall’oasi del WWF di Tor Caldara fino allo scoglio dell’Orso del Lido delle sirene. Per questa prima trance sono previsti 220 giorni di lavoro, con una interruzione da Aprile a Ottobre per il periodo balneare.
Verrà dapprima realizzata una “strada” a 100m circa dalla riva per un’altezza di 1 m sopra il livello del mare ed una larghezza di 10m, lungo tutti i 1500m di costa da “difendere”. Da lì camion e ruspe lavoreranno realizzando i pennelli da mare verso terra, e in un terzo momento verrà poi tolto il materiale in eccesso creando la barriera parallela alla costa ad appena 50cm sotto il livello del mare.
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| Il primo stralcio delle opere |
Facciamo qualche valutazione.
Iniziamo col dire che in questa relazione non si è mai parlato di batimetria (studio delle linee di livello sottomarine), di parametro base (altezza significativa dell’onda e provenienza), non si è mai parlato di impatto ambientale, né tanto meno di conformazione della costa.
Da quello che si può evincere dai grafici è stato considerato che il fondale vada abbassandosi uniformemente e gradatamente, ma basta un minimo di conoscenza reale di queste acque per sapere che ad ogni direzione di vento e mare corrisponde un diverso tipo di fondale. Basta aver passato un po’ di tempo su questa costa per sapere che ci sono 3 diverse secche e altrettante diverse buche a seconda delle mareggiate e che il fondale è tutt’altro che costante e uniforme!
Sarebbe bastato un minimo di discernimento per conoscere le varie secche, gli andamenti della costa, i capicorrente e gli scogli sommersi.
Perché i pennelli sono stati posizionati tutti perpendicolari alla costa ad una distanza costante di appena 200m uno dall’altro e per una lunghezza costante di 100m? come è mai possibile che una maglia 100x200 metri possa andare bene per tutti i 4000m di costa? Il mare è vivo e bisogna con sapienza e studi assecondare e accompagnare il suo respiro per poter dialogare e ottenere dei risultati reali.
Posizionare i pennelli alla stessa distanza su una costa che conosciamo a fondo è il segno che questo progetto “fa acqua”. Non un’indicazione sulle mareggiate prevalenti, i venti, le correnti. Tutti sanno che qui lo scirocco prende sabbia e il maestrale la porta! Bisognava prevedere qualcosa che usasse a nostro vantaggio questa semplice (almeno per noi) legge naturale.
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| I lavori vanno veloci, dobbiamo esserlo anche noi.... |
Vogliamo poi parlare di una barriera di 4 km che per 10m non lasci che 50cm di acqua? E non bisogna pensare ad un fondale piatto, ma rocce con alghe e ricci. Impossibili da oltrepassare a nuoto, a piedi, con un qualsiasi mezzo! Niente di più pericoloso!!!!
Vogliamo il porto turistico ad Anzio? Bene! Ma allora chi si compra il posto barca qui non potrà mai per tutta la lunghezza della costa attraccare nemmeno con un gommoncino! Mezzo metro sotto l’acqua per 10 metri di larghezza è un qualcosa di incomprensibile. Qualunque possibilità di praticare uno sport nautico (surf, windsurf, nuoto, vela) o qualunque altra attività nautica sarà impossibile lungo tutto il tratto di costa!!!!
Siamo sicuri che quello che vogliono i turisti sia questo? Se vogliono andare in vacanza al lago vanno al lago, non al mare! Siamo sicuri che quello che serve alla città per incrementare il turismo sia questo? Siamo sicuri che 15 pennelli lunghi 100 ad una distanza sempre uguale sia l’immagine che si vuol dare di questa meravigliosa e tormentata costa?
Quello che sembra è che non sia chiaro veramente a nessuno, né tantomeno all’Amministrazione del Comune di Anzio, quello che sta accadendo. La Regione Lazio prevede questo progetto e queste opere per Anzio e Anzio le deve accettare così in silenzio…. Le stesse opere progettate per Focene o Fregene. Tutte uguali perché il progetto è sempre lo stesso:
il mare mangia la sabbia, bene basta fare una barriera e il gioco è fatto.
Come dire:
- Mi aiuti, dottore, ho un’unghia incarnita!
- Amputiamo dal ginocchio così non avrà più questo tipo di problema!!!!
Ma l’assurdità di tutto questo è anche legata al fatto che se io dovessi fare un progetto qualsiasi, darei comunque sempre delle previsioni…. Cioè cosa accadrà dopo il mio progetto, o almeno cosa spero che accadrà?…. In nessun punto della relazione è specificato quanti metri cubi di sabbia saranno recuperati, in quanto tempo, in quale modo.
Dalle conclusioni della relazione leggiamo: “risulterà altresì necessario, successivamente alla realizzazione delle opere di che trattasi, monitorare costantemente l’efficienza protettiva delle scogliere realizzate e prevedere, nel lungo periodo, interventi di manutenzione, onde evitare che situazioni lasciate per troppo tempo non controllate possano poi divenire difficilmente recuperabili.”
La sensazione è che questo sia uno scellerato esperimento. Nessuno ha previsto quello che succederà effettivamente, sulle basi di che cosa. Hanno appaltato questo primo stralcio, compiranno le opere e vedranno quello che porterà. Alla peggio i soldi hanno girato, qualcuno ha riso, qualcun altro ha pianto, chi ci perde è sempre e comunque Madre Natura.
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| Lo scoglio dell'Orso ferito, ma fiero |
Ad oggi siamo convinti che col dialogo e il confronto dialettico fra Cittadini, Amministrazione, Associazioni e Regione si arriverà ad un risultato positivo per tutte le parti in causa. Per il bene di Anzio sicuramente chi può fare qualcosa la farà....
Vi terremo informati su tutti gli sviluppi....
Salviamo Anzio
Proprio in questo periodo in cui fervono i preparativi per il lancio estivo di GOS, è accaduto un qualcosa che non poteva lasciarci inerti…. Dopo anni di chiacchiere finalmente iniziano i lavori per la salvaguardia della costa di Anzio a Ponente. Se ne parlava da tempo e fra i timori e le speranze, quello che ci si aspettava era la realizzazione di 5 o 6 pennelli perpendicolari alla linea di costa che, come in tutto il mondo accade, avrebbero portato sabbia e mantenuto inalterato (per quanto possibile) l’andamento naturale della vita del mare…. Per i surfisti una manna: la regolarizzazione delle onde e la attenuazione delle correnti longitudinali, che per chiunque abbia frequentato la zona sono notoriamente impegnative.
Purtroppo le cose non stanno così!
Il progetto in atto lascerà la costa sconvolta e il mare privato della propria caratteristica vitale. La fine di ogni tipo di attività che non sia rimanere sdraiati sul lettino o nuotare in piscine salmastre. Surf, windsurf, vela, sup, nuoto, surf-casting o anche il semplice passeggiare col pattino saranno attività morte e sepolte per 4 km di litorale!!!!
Dall’inizio dei lavori ad oggi siamo in prima linea per informare le associazioni locali e i cittadini di quello che sta accadendo insieme con gli amici di ANZIO-SURF.
Ma ora è arrivato il momento di spingere sull’acceleratore anche nel web. Con Surfculture inizieremo da domani un martellamento totale su questa vicenda, perché non si possa dire dopo “io non lo sapevo” o “nessuno ha fatto niente”!!!!
Rimanete in contatto…. A prestissimo!
Riproponiamo un video dei laovri di ripascimento fatti nell'aprile 2003 sullo stesso litorale. Se allora fossero stati fatti dei semplici pennelli per bloccare l'erosione trasversale il problema sarebbe stato già risolto con meno spese e disagi per gli utenti del mare e l'AMBIENTE. Nell'ottobre dello stesso anno lo spiaggione era riscomparso....
Qualcosa bisogna fare, ma sempre e solo nel rispetto di MadreNatura!!!!
26/01/11
Non toccate la Sardegna!!!!
Ancora una volta quello che si potrebbe definire come un mostro con tentacoli e ventose, che ci incolla ad uno schermo e ci manda in pappa il cervello, la TECNOLOGIA, si rivela invece l'unico mezzo per accedere a notizie occultate da mezzi di informazione troppo impegnati nella cronaca nera e rosa....
Nella speranza che per qualcuno sia una notizia vecchia, ci tocca informarvi che il disastro ambientale occorso questo gennaio in Sardegna nei pressi di Porto Torres ancora non è rientrato.
Di che parliamo? Ah allora non lo sapevate nemmeno voi?
Comunque i fatti sono più o meno questi:
Negli anni Settanta i sogni industriali arrivarono a contaminare il posto più bello del mondo: la Sardegna. Nel progetto del fare dell'isola un polo chimico venne costruita a Fiumesanto una centrale termoelettrica, della multinazionale E. On, ultimo baluardo eretto nell'agglomerato industriale di Porto Torres che deturpa una costa da sogno. Questa centrale alimentata da olio combustibile (giacchè per produrre energia ne bruciamo sempre dell'altra.... ma tant'è....) abbisogna di rifornimenti portati da navi petroliere che attraccano alla banchina e attraverso una tubazione di circa 8 km scaricano il combustibile direttamente alla centrale. Questa tubazione è stata costruita in un secondo momento, voluta dalla Enel (prima proprietaria della centrale) per non dipendere dalla condotta già esistente dell'ENI, in base ad un progetto che ottenne approvazione e collaudo nel 2002.
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| Porto di Porto Torres |
Il 10 gennaio scorso, il tubo da 24 pollici perde in mare, durante una procedura di scarico, una certa quantità di olio combustibile da una lacerazione di 19 millimetri. Secondo il progetto approvato questo tratto di tubo, che per 5 metri si trova sotto la banchina, avrebbe dovuto essere rivestito di una particolare resina speciale anticorrosione ed avere un fondo di protezione in acciaio, almeno tre punti di ispezione e una pompa di rilascio. L'inchiesta chiarirà se questa falla è dovuta a eventuali mancanze nella realizzazione del condotto, ma fatto sta che lo scarico è iniziato alle 23 di domenica 9 gennaio e l'allarme è scattato alle 16 di lunedì. Le banne galleggianti sono state disposte intorno alla petroliera, ma troppo tardi: migliaia di litri sono già fuoriusciti.
Sì, ma quanti? 20 metri cubi dicono le fonti ufficiali, ma se la nave pompa a 750 tonnellate l'ora, allora, secondo la tempestività dell'intervento la stima si può aggirare intorno ai 18 mila litri, ma potrebbero essere molti di più. Inoltre l'olio in oggetto a contatto con l'acqua aumenta il suo volume 16 volte. Olio inquinante e cancerogeno al contatto diretto.
Per giorni chiazze di petrolio sono state raccolte sulle spiagge limitrofe e ancora non sono state prese delle decisioni riguardo le macchie che hanno attaccato le rocce, togliere le rocce, lasciarle sul posto, pulirle? Intanto il vento ha allargato il problema e luoghi come Stintino e l'Asinara, che sembrava si fossero salvati, hanno invece subito, e stanno tuttora subendo, la marea nera. Il grecale degli ultimi giorni sta spiaggiando il catrame fino alle coste della Gallura, fin sulle rocce di Capo Testa.
A 2 settimane dall'accaduto, ancora oggi si raccolgono palle di catrame e la cosa come segnalata da Gianni Bazzoni dell'Unione Sarda fa quanto meno sorridere se confrontata con la noncuranza con cui lo Stato e la Regione hanno affrontato la questione. Per non parlare dei media che non l'hanno affrontata affatto.
Ma cercando in rete ci si conforta col vedere che la gente comune non si arrende e se l'informazione non passa per i canali ufficiali, passerà per i canali non ufficiali, ma passerà. Per esempio, gli artisti sardi dell'ex-Q (http://exq.noblogs.org/) dopo poco tempo dal fatto hanno realizzato il 16 gennaio mattina un'istallazione sulla spiaggia di Platamona. Con le buste di plastica piene del catrame tolto dalle spiagge hanno creato una gigantesca balena spiaggiata e agonizzante sul bagnasciuga. “La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla "marea nera", ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso, per colpa di una ingiustificabile negligenza da parte di una multinazionale come E.On tesa, al pari di tante altre prime di lei, solo a perseguire i propri interessi, a scapito della tutela ambientale e della salute dei cittadini.”
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| La balena di Platamona |
Fonte di informazioni sempre aggiornata sulla vicenda è http://skywalkerboh.blogspot.com. Attraverso le sue pagine è possibile avere una reale visione delle cose. Leggete la gita da cittadino normale a Platamona (http://skywalkerboh.blogspot.com/2011/01/il-disastro-ambientale-ignorato-dai-tg.html). A sei giorni dall'incidente, convinto di non trovare niente più, si trova di fronte ad una spiaggia presidiata da uomini in tuta bianca con le maschere, sporchi di catrame, che lavorano con rastrelli e pale per pulire l'arenile. La situazione è peggiore vicino a Castelsardo: “Come scendiamo dalla macchina ci assale un puzzo insopportabile, e appena arriviamo alla spiaggia vediamo un litorale che ha dei colori nuovi: la battigia è color antracite, le onde sono estremamente spumose, e l'interno della spiaggia è costellato di chiazze nere che arrivano a misurare anche i 50 centimetri di diametro, e sono alte anche 5 centimetri”. Ma purtroppo anche dove apparentemente la pulizia ha prodotto i suoi frutti e le buste nere colme di catrame sono a contorno della spiaggia chiara, il danno è stato fatto: “ci sono tanti piccoli punti in cui, nonostante la pulitura, c'è ancora del catrame, parzialmente coperto dalla sabbia chiara, e io mi chiedo se queste pulizie siano davvero utili, visto che come muovi la sabbia salta fuori qualcosa. Mi fermo un attimo e penso: pesci morti, alghe nere (dimenticavo di dirlo) su vari punti della battigia, i frangi flutti appena al largo anch'essi neri (dalle foto non si vede, ma sono neri come la pece)... qui sta già morendo tutto, flora e fauna dell'acqua, le spiagge stanno assorbendo la pece nera, e questa estate che si avvicina qui al mare non verrà nessuno”.
Oggi 26 gennaio 2011. Apprendiamo della riunione di ieri negli uffici della Provincia di Sassari, fra E. On, assessore all'ambiente e i sindaci del territorio per concertare una strategia ora che i sindaci della Gallura hanno annunciato di volersi costituire parte civile. Oggi stesso il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, in Parlamento ha dichiarato che non vi è alcuna emergenza nazionale e che entro un mese le spiagge verranno ripulite.
Su Facebook si è costituito un gruppo per mettere insieme tutte le persone interessate a questo argomento e lo scambio di informazioni è efficientissimo. Sicuramente questa volta, soprattutto conoscendo il rapporto di profondo amore che lega la gente Sarda alla propria terra, il ministro avrà troppi occhi puntati per poter eludere le aspettative.
Forza Sardegna!!!!
Siamo tutti chiamati in causa, ogni volta che ci troviamo davanti a situazioni di questo tipo, e tutti abbiamo il diritto e il dovere di fare qualcosa per cambiare le cose e informare chi non sa e proteggere il nostro ambiente e lottare per diffondere idee. Per questo rinnoviamo il nostro invito a chiunque voglia condividere le sue esperienze, denunciare un crimine contro la natura, informare e comunicare idee o iniziative, di contattarci.
!!!!MOTHER NATURE HAS HAD ENOUGH!!!!
Fonti:
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