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11/03/11

Salviamo Anzio: considerazioni di un professionista.

L'ing. idraulico Andrea Campagna ci aveva fornito (2 marzo 2011), con la massima disponibilità, questa relazione che ci ha coadiuvati dal punto di vista tecnico. E' stata presentata più volte a rafforzare le nostre tesi in questi gioni di colloqui. A tutela del professionista che ci ha aiutato per la condivisione della causa, decidiamo di metterla online a beneficio di tutti. E' un documento eccezionale tecnico e allo stesso tempo di facile comprensione. Questo è l'unico originale. Vi invitiamo a leggerlo.... Grazie.

Difesa e ricostruzione delle spiaggia Tor Caldara e Capo D’Anzio
Considerazioni tecniche sul progetto esecutivo

Recentemente nel litorale a nord di Anzio in prossimità dello stabilimento balneare “Saint Tropez” è stato dato inizio ai lavori per la realizzazione di opere di difesa del litorale delimitato da Tor Caldara a Capo D’Anzio.
Le previste opere da realizzarsi possono essere sommariamente descritte in:
        Realizzazione di n. 15 pennelli ortogonali alla linea di costa, con lunghezza media di 100 m ciascuno, con larghezza al coronamento media di 5 m, con quota al coronamento pari a + 1.00 m s.l.m., disposti ad interasse di 200 m. La forma dei pennelli sarà a “T” con testata di lunghezza totale pari a 25 m.
        Realizzazione di barriera soffolta, per una lunghezza totale di 5 Km circa, con larghezza al coronamento media di 10 m, con quota al coronamento pari a – 0,5 m s.l.m.,
La documentazione attualmente acquisita consta di una relazione e 3 elaborati grafici.
Dall’esame della documentazione citata, si evince rapidamente (vista l’esiguità dei contenuti) quanto segue:
1.        Rilevazione dei fenomeni erosivi ed analisi delle cause : nelle poche pagine della relazione di progetto, i fenomeni erosivi vengono riscontrati mediante dati cartografici e confronti fotografici di varia natura tra cui immagini provenienti da google earth e virtual earth mentre le cause erosive vengono unicamente attribuite all’antropizzazione delle coste locali. Una tale approccio al problema risulta quantomeno superficiale e poco ortodosso. Se da una parte è evidente anche ad un non tecnico la mancanza o la ridotta presenza di un arenile durante la stagione invernale in varie parti della costa e la riduzione di questo negli anni, dall’altra la valutazione dello stato erosivo e la comprensione delle cause che lo determinano, richiede delle indagini approfondite effettuate da tecnici competenti mediante procedure e mezzi appropriati. Lo studio dell’erosione di un litorale è cosa ben complessa. Senza scendere troppo nel dettaglio, possiamo dire che in tutte le spiagge si distinguono due tipi di tendenze: a lungo periodo e a breve periodo. Il lungo periodo è quantificabile in un tempo di decine di anni, il breve periodo può essere considerato a carattere stagionale. E’ infatti naturale che le spiagge sabbiose assumino, in assenza di stati perturbativi improvvisi (come ad esempio la costruzione di opere marittime in aree limitrofe o dragaggi) un profilo estivo con formazione di una barra di sabbia in prossimità della linea di costa e con avanzamento della linea di costa mentre arretrino nel periodo invernale assumendo un profilo lineare con diminuzione delle secche in prossimità della linea di costa. Tutto ciò deve essere monitorato, oltre che attraverso appropriati rilievi fotogrammetrici effettuati ad hoc anche attraverso rilievi batimetrici realizzati in tempi differenti, confrontando poi i dati rilevati. L’analisi e il confronto fotografico utilizzato senza avere certezza dell’esatto momento di presa delle foto, può pertanto portare a conclusioni discutibili. Se è inoltre vero che è l’antropizzazione la causa primaria della riduzione dell’apporto di materiale per garantire un profilo di equilibrio dei litorali, nel caso di Anzio, le cause probabilmente sono da ricercarsi non solamente nelle aree interessate dall’erosione. Difatti una delle cause principali dell’erosione delle coste laziali è il ridotto contributo di materiale trasportato a mare dal fiume Tevere. Fin dagli anni cinquanta infatti, la protezione del territorio interno e la molteplicità di sbarramenti realizzati sul fiume per lo sfruttamento idroelettrico/irriguo hanno ridotto sistematicamente il trasporto solido di materiale  fino quasi ad annullarlo. Inoltre le opere realizzate in altre zone del litorale romano (ad esempio ad Ostia negli anni ’90), la realizzazione del porto di Nettuno ed il dragaggio continuo della testata del porto di Anzio, hanno molto probabilmente ridotto la disponibilità di materiale disponibile per il raggiungimento di un profilo di equilibrio del litorale. L’antropizzazione delle coste del litorale da Tor Caldara a Capo d’Anzio ha sicuramente influito ma, trattandosi di coste di carattere limo/argilloso capaci di fornire materiale di granulometria e peso dei singoli granelli ridotto e quindi facilmente trasportabili da correnti di modesta entità, non possono costituire l’unica causa di riduzione delle spiagge.
Tuttavia la sola azione di quanto sopra descritto non è sufficiente da sola a determinare l’erosione di una costa. Affinché questo avvenga è necessaria l’azione di altri due fenomeni: il moto ondoso e le correnti generate. E’ proprio dallo studio di questi fenomeni che si determina la dinamica della erosione.
E’ ben noto infatti che nel litorale oggetto dell’intervento, il moto ondoso e le correnti generate dai venti da sud est (scirocco) rimuovano quantità rilevanti di sabbia dalla costa mentre le mareggiate provenienti dai settori ovest (maestrale, ponente e libeccio) contribuiscono al deposito di materiale sabbioso in sospensione ed al conseguente reintegro, anche solo parziale, del materiale eroso.
Nella documentazione progettuale visionata, tutto ciò sopra descritto non sembra essere stato considerato.


2.        Dimensionamento e definizione della tipologia delle opere: il dimensionamento delle opere marittime viene definito attraverso la definizione di grandezze fondamentali. Abbandonando il vecchio concetto di “onda di progetto” comunque utile alla determinazione della stabilità dell’opera da realizzarsi, il dimensionamento delle opere deve tener conto di tutte le forzanti meteo marine (onde, livelli e vento) che causano il comportamento dinamico del litorale ed attraverso l’analisi statistica di dati rilevati, determinare le condizioni medie che si verificano con frequenza maggiore e le condizioni estreme che avvengono più raramente oltre al cosiddetto “settore di traversia principale”. La determinazione di questi fattori unito alla comprensione delle concause che determinano l’erosione di un litorale e unitamente al rispetto dell’ambiente, costituiscono la base per il dimensionamento e la tipologia delle opere da realizzarsi. Nella relazione di progetto non si da evidenza dello studio dei fattori citati né la giustificazione delle scelte progettuali adottate. Non è data evidenza dei criteri di dimensionamento delle strutture e del peso dei massi naturali da utilizzarsi né tantomeno della scelta della maglia di progetto con imposta dei pennelli ad interasse fisso 200 m senza riferimento alla batimetria ed alla morfologia della costa esistente.

3.        Conclusioni: generalmente le conclusioni di una relazione di progetto dovrebbero dare delle indicazioni sul risultato atteso dal progettista successivamente alla realizzazione delle opere realizzate. Nelle conclusioni al punto 4 della citata relazione ciò che succederà non è definito. E’ chiaro che qualunque ostacolo venga inserito in una zona costiera non protetta, determinerà una variazione del regime delle correnti e generalmente diminuzione delle stesse, con conseguente accumulo del materiale in sospensione. E pertanto evidente che le opere previste comporteranno un avanzamento della linea di costa ma la redazione di un progetto atto ad arrestare e/o ridurre i fenomeni erosivi specialmente in spiagge adibite ad arenile di pubblico accesso, dovrebbe tener conto, oltre a quanto descritto nel punto 2, anche dei seguenti aspetti:

        Evitare il cosiddetto “effetto domino” e cioè il creare nuovi fenomeni erosivi precedentemente non esistenti nelle aree limitrofe
        Optare per opere di protezione a ridotto impatto ambientale, a ridotto impatto visivo e con particolare attenzione agli effetti indotti sulla qualità delle acque
        Realizzare opere che riducano i costi complessivi di costruzione e manutenzione

4.        Considerazioni sulle opere progettate: analizzando le modalità di erosive del litorale, anche in assenza di dati rilevati, appare evidente che il trasporto solido avviene prevalentemente in maniera longitudinale alla linea di costa a causa delle cosiddette correnti di “long shore” generate dalle mareggiate con prevalenza di mareggiate da sud est e quindi con angolo di incidenza dell’onda rispetto alla spiaggia obliquo. L’azione delle mareggiate dai quadranti sud ovest/nord ovest avviene con le stesse modalità ma con effetti sull’erosione differenti. Analizzando le opere previste, tralasciando la stima dell’efficacia delle stesse non avendo indicazioni a riguardo da parte del progettista né dati progettuali per le opportune operazioni di verifica,  si riscontra che tali opere comportano i seguenti inconvenienti:
        Non assicurano il necessario ricambio idrico tra la zona protetta ed il largo. Ciò comporta che il già noto peggioramento della qualità delle acque riscontrabili nella costa specialmente nel periodo estivo a causa dell’aumento della popolazione residente nell’area, verrà amplificato dalla presenza di acque pressoché stagnanti all’interno delle celle di progetto. Inoltre tutto il materiale galleggiante (contenitori plastici, residui di cassette in polistirolo, ecc.) generalmente visibile sulla battigia dopo una mareggiata, spinto all’interno delle celle dal moto ondoso (frangente sulla diga soffolta) rimarrà intrappolato all’interno delle celle stesse.
        Non permettono l’accessibilità nautica della costa neanche a piccoli natanti ma soprattutto a mezzi di soccorso. Questo aspetto è particolarmente importante in questa costa dove l’accessibilità da terra è fortemente limitata dai ridotti accessi carrabili alla spiaggia.
        Non contemplano la limitazione della visuale verso il mare aperto. Difatti, la presenza delle barriere anche sommerse, in considerazione della ridotta profondità del coronamento, risulterà comunque visibili dalla spiaggia.
        La presenza della diga foranea soffolta, comporterà uno squilibrio di livelli tra la zona protetta verso riva e la zona non protetta verso il largo generando forti correnti in prossimità della diga stessa, inoltre la riduzione del modo ondoso incidente sulla spiaggia, riduce la percezione di rischio da parte dei bagnanti ignari delle correnti generate dalla presenza della diga soffolta nelle vicinanze della stessa.
Per quanto sopra descritto sarebbe possibile valutare soluzioni alternative a quanto previsto in progetto. Ovviamente non si è in possesso dei dati necessari per una progettazione di queste opere ma, verificando l’efficacia di soluzioni simili a quelle ipotizzate nel progetto e già adottate in aree limitrofe (vedi Nettuno spiagge a sud del porto) senza considerare l’impatto ambientale e visivo delle stesse, è evidente che il risultato ottenuto non è stato quello desiderato. Valutando invece, ad esempio, gli interventi realizzati nel litorale di Tarquinia e gli ottimi risultati ottenuti, sembra che una possibile soluzione, possa essere la realizzazione di soli pennelli, opportunamente dimensionati, eventualmente abbinando un ripascimento di sabbia mediante draghe aspiranti/refluenti.
La soluzione dei pennelli, generalmente appropriata nel caso di moto ondoso obliquo rispetto alla costa e cioè in presenza di un trasporto solido longitudinale, permette la formazione di piccole spiagge denominate “pocket beach” completamente fruibili riducendo e/o annullando gli inconvenienti presenti nella soluzione prospettata in progetto.
Tale soluzione, comportando generalmente un impiego minore di materiale, potrebbe comportare anche una riduzione dei costi di realizzazione e di manutenzione.

Roma, 2 marzo 2011

                                                                                                                          Ing. Andrea Campagna

Andrea Campagna si è laureato in Ingegneria Civile Idraulica nell’a.a. 1995/96 con una tesi riguardante lo studio di aree di costa complesse come le foci fluviali, con particolare interesse alla foce del fiume Tevere. Ha frequentato il corso di Costruzioni Marittime del Prof. Ing. Alberto Noli con conseguente superamento dell’esame relativo. Ha lavorato in progetti idraulici in territorio estero (Filippine, consorzio CP Casecnan “irrigation and power generation project”) ed è stato vice direttore di cantiere per la Dragomar S.p.A. nel progetto “Beirut sea front Project” per la riqualificazione del litorale nord di Beirut, Libano.Frequentatore delle coste di Anzio dal 1969.

09/03/11

Salviamo Anzio: aggiornamenti

In ritardo pubblichiamo quello che avevo scritto ieri e che abbiamo ragionato oggi....

Torno ora (08-03-2011 ore 22:45) dopo l’ennesima giornata passata con ragionamenti e colloqui e incontri e riunioni…. Certo, chiaro, tutto quello che conta è il risultato e il risultato è in cima a una montagna da scalare con le parole e la sopportazione e la pazienza.
Il surf ad Anzio esiste da 30 anni, un mucchio di surfisti hanno iniziato in queste acque la loro travagliata e meravigliosa vita di cacciatori meteo, surfisti giovani, vecchi, ex-surfisti o chi guarda i propri figli col sorriso sulle labbra che affrontano le loro prime onde…. Molti sono preoccupati per le sorti di questi spot, i più conosciuti come quelli deserti, forse meno belli, ma che nelle giornate giuste regalano giornate di onde memorabili in solitudine….
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: il mare che erode le coste e provoca danni e seri problemi anche alla sicurezza, pensiamo alla morte delle ragazze lo scorso anno a Ponza, e alle persone che comunque vivono di mare, al di là delle polemiche, come i balneari. Chi conosce questa costa sa che bisogna comunque intervenire per difenderla, prima che venga giù la via Ardeatina, o ancora peggio, in testa a qualcuno….
Come intervenire? La risposta più ovvia è quella di intervenire con sistemi che si basano su studi ampiamente documentati che portano benefici su più fronti. Esistono tecniche  per cui si possono ottenere sabbia, ripascimento naturale, onde, incremento della flora e fauna, e non ultima sicurezza. Esistono tecniche che prevedono sistemi mobili, sistemi rimovibili, plasmabili a seconda dei risultati ottenuti nel tempo. Esistono possibilità per incrementare il turismo, lo sport e la fruizione del mare per tutti.
Invece NO. A domande specifiche si risponde con risposte specifiche, univoche: erosione uguale barriera. Balneazione, sicurezza, fruizione, eco-sostenibilità, turismo sono variabili nemmeno lontanamente prese in considerazione.
Il progetto in corso d’opera come abbiamo detto più volte prevede la realizzazione dei primi 5 pennelli e dei primi 1500 m di barriera soffolta (diverranno 4km circa con i prossimi 2 appalti). Dopo 2 settimane di incontri, assessore al turismo, ufficio del demanio, direttore generale, comandante della capitaneria di porto quello che è chiaro è che niente è chiaro.


Abbiamo sollevato diversi tipi di problemi:
-         Il fattore sicurezza: una barriere sommersa di 50cm per una estensione di 10m non sarà oltrepassabile a nuoto, come con nessun tipo di mezzo, né tanto meno pattini di salvataggio o motovedetta della guardia costiera. Creerà inoltre forti correnti e mulinelli essendo un fondo sconnesso.
-         Il fattore balneazione: i pennelli costituiranno porzioni di litorale delimitato ogni 200m da pennelli emergenti 1m sui lati lunghi 100m; sul lato mare i 200m saranno in parte  chiusi dalla famosa barriera soffolta, in parte dalle testate dei pennelli. Se pur la linea di costa dovesse, come da loro assicurato, avanzare almeno di 50m ci si troverà con una situazione per cui le persone cercheranno di fare il bagno oltre la barriera (all’interno di questa molto probabilmente l’acqua sarà troppo bassa e troppo calda), una barriera da oltrepassare per 10m…. sconnessa e sommersa per soli 50cm: troppo bassa per nuotare, impossibile da valicare a piedi.
-         Il fattore ambiente: se, come presumibile, questo intervento dovesse rivelarsi insufficiente (come già successo per tutti quelli del suo genere) si continuerà a buttare massi su massi andando a peggiorare la situazione ecologica.
-         Il fattore igiene e salute pubblica: in alcuni punti del litorale (uno è proprio adiacente il primo pennello realizzato) esistono delle condizioni per cui le acque grigie (ma vi assicuro che sono più nere che bianche) sfociano a mare, o meglio sulla spiaggia. In una situazione come quella che si prospetta (le famose celle), cosa accadrà all’acqua sporca intrappolata nella cella? Soprattutto alle prime piogge di fine estate, quando ancora le temperature sono alte, si avranno veri e propri allevamenti di batteri! Anche al Comune non sanno se esiste nel progetto esecutivo una soluzione a questo problema.
-         Il fattore sport: tutte le attività sportive legate al mare (surf, windsurf, kite, sup, vela, surfcasting….) saranno spazzate via da 4 km di costa per ovvi motivi. E chi avrà l’ardore di affrontare la barriera e gli scogli dovrà vedersela con i divieti che verranno imposti dell’autorità marittima e con l’assoluta insicurezza della situazione.
-         Il fattore sociale: molti ragazzi con la pratica di sport acquatici si allontanano dalla classica vita del muretto, le corse con i motorini e la noia di una piccola città.
-         Il fattore turistico-finanziario: nel momento in cui questa operazione dovesse fallire saranno mandati in fumo 4 km di possibilità turistiche ricettive. Stabilimenti balneari, proprietari di case, agenzie immobiliari, locali pubblici…. Quando le persone inizieranno a non frequentare più la costa cosa accadrà alla città di Anzio? Anche i costruttori che continuano a cementare ogni angolo della città, a chi venderanno le loro case?
-         Il fattore coste limitrofe: esiste uno studio che garantisca che una volta cambiato per sempre il regime delle correnti non si eroderà il litorale di Lavinio? Cosa accadrà al vicino futuro e tanto vituperato porto di Anzio? 

I quesiti sono tanti e li abbiamo posti al Comune per far capire che la Regione interviene sulla pelle dei cittadini e che l’amministrazione deve essere dalla nostra parte! Noi chiediamo una difesa della costa che non vada a ledere i diritti dei cittadini di una città di mare. I mezzi ci sono basta volerli adoperare. Noi vogliamo chiarezza. E forse è quello che stiamo ottenendo.
Il tarlo del dubbio finalmente pare insinuato nelle certezze dei nostri amministratori. Forse anche loro, che certamente hanno a cuore la nostra città, iniziano a porsi delle domande che evidentemente prima non si ponevano.
Quando andiamo negli uffici ci chiamano “i surfisti”. Saremo pure “surfisti”, ma non solo. Siamo supportati da associazioni del territorio e da professionisti che ci coadiuvano dal punto di vista tecnico. Noi siamo anche coloro che SENZA POSSIBILITA’ DI REPLICA vivono il mare 365 giorni l’anno a 360°, conosciamo la nostra costa e la vita del nostro amato mare e, forse, alcuni amministratori iniziano a capire che siamo una risorsa, non una spina nel fianco. Salvando la costa con interventi mirati possiamo far bene ad un’intera città, non solo alla nostra categoria minoritaria.
Per martedì prossimo abbiamo un appuntamento con i dirigenti del Comune e con chi potrà effettivamente spiegarci il progetto e le sue visioni del futuro rispetto a questo, il tecnico che ha redatto il progetto originario.
Continuiamo a informare quante più persone possibile e a firmare la petizione per far vedere che non siamo in pochi a non essere convinti della validità delle opere in corso. Dobbiamo ottenere chiarimenti e un’eventuale modifica; forse con il logorio delle nostre continue pressioni ci stiamo arrivando. FIRMATE E INFORMATE.

Primo spot a morire: Scoglio dell'Orso.
Sì agli interventi a difesa della costa, NO all’appiattimento della costa!!!!


Anzio-Surf
Surf Rider Foundation Italia 
Anzio Riders Crew
Surfcasting
Tennis Club Lavinio
European Lifeguard Association Anzio
Surf Culture
SurfCorner

Greenoceansurfing_bruno

06/03/11

Salviamo Anzio: cosa sta accadendo.

Da facebook, soprattutto, è chiaro che c’è bisogno di chiarezza…. Che bisogna  informare…. E che qualcuno si sta iniziando a far girare le ….

06-03-11 _ Vista Sud del primo pennello in fase di realizzazione.
Circa 3 settimane fa sono iniziati i lavori di preparazione del cantiere, ma ancora non si conosceva il reale progetto... Tutti sapevano solo della costruzione di 5 pennelli perpendicolari alla costa e questo era quello che ci si auspicava conoscendo bene la necessità di questo tratto di litorale di essere difeso dell’erosione del mare.
2 settimane fa la triste realtà....
Incuriositi dai lavori, abbiamo recuperato il progetto della Regione e scoperto che in realtà i pennelli saranno 15, lunghi 100 metri con una testata di 45m distanziati fra loro di 200m e collegati in testata da una barriera sommersa a 50cm sotto il livello del mare. Questa barriera sarà larga 10m e estesa per 4,5km.... tutto il litorale di Anzio a ponente.
I primi 5 pennelli da Tor Caldara allo Scoglio dell'Orso saranno fatti in 220 giorni, gli altri appaltati in altri 2 stralci, ma ancora non si conosce la durata effettiva dell'intervento.
Come membro di GreenOceanSurfing, surfista da 28 anni, architetto, e profondo amante di queste acque ho cercato da subito di informare quante più persone possibili sulla reale entità dei lavori, visto che mi ero accorto che effettivamente pochi conoscevano il progetto sulla carta,  e da subito i ragazzi di Anzio-surf si sono dimostrati parte integrante della questione. Insieme a loro e a Andrea Bonfili (membro di GOS, ma anche rappresentante di SurfRiderFoundationEurope) abbiamo subito capito che bisognava agire in maniera efficace, attraverso il dialogo con l’amministrazione e le associazioni del territorio; perché il vero problema, tuttora attuale, è che pochi hanno chiaro il progetto nella sua interezza. Da qui il nostro impegno di divulgazione del progetto e dei fatti a seguire.
Molti credono che la barriera verrà tolta, ma non sarà così. Rimarrà un segno unico nel mare per 4,5km sommerso di soli 50cm, quasi a pelo d’acqua…. Invalicabile con qualunque mezzo, inclusi i pattini e mezzi di sicurezza, né tantomeno a nuoto.
Subito abbiamo avuto un incontro con i rappresentanti del SIB, Sindacato Italiano Balneari, con cui abbiamo concordato sulla assoluta necessità di rivedere il progetto eliminando la presenza della barriera soffolta. Con loro e con altre associazioni che aderiscono alla causa stiamo attualmente cercando di aprire un tavolo di trattativa con l’Amministrazione Comunale, la Regione e il redattore del progetto, che pare si sia dimostrato aperto al dialogo.

06-03-11 _ Vista Nord del pennello. Video in corso....
In questo momento, che si può definire delicato, nessuno si deve sentire protagonista. Per l’inizio della prossima settimana avremo la conferma di un incontro con chi potrà veramente fare qualcosa.
Abbiamo ragione da vendere, ragazzi! E questo è chiaro e fuori di ogni dubbio! Ma vi prego non passiamo ora dalla parte del torto e cerchiamo di unirci, perché è l’unico modo di vincere. Per questo motivo vi chiediamo intanto di stampare (per quanto poco ecologico possa essere….)  il modulo di raccolta firme che troverete su tutti i siti che supportano la causa (Anzio-Surf, SurfCulture, SurfCorner)  e di far aderire quante più persone possibile. Intanto è bene sapere quanti siamo e avere un’altra freccia al nostro arco.
Rimanete comunque in contatto fra di voi e con noi per sapere come andrà questo tanto atteso incontro, ma tenetevi pronti a incontrarci tutti se non dovessimo raggiungere il dialogo sperato.
GreenOceanSurfing_bruno

03/03/11

Salviamo Anzio: una prima valutazione di cuore e di testa.

 
Greenoceansurfing nasce dall’amore di 3 amici per un litorale e dal desiderio comune di affrontare la questione dell’educazione ambientale partendo dalla passione e dalla pratica di uno sport.
Anzio, Lido delle Sirene, spiaggia pubblica dello scoglio dell’Orso. Qui durante un giorno d’estate abbiamo deciso di iniziare il nostro percorso come GOS.
Purtroppo proprio in questi giorni il lido delle Sirene è oggetto dei lavori del primo stralcio di opere da realizzare per la “difesa” e “ricostruzione dell’arenile, opere che ad una valutazione d’istinto (ma presto arriveranno anche quei tipi di valutazione da persone esperte nel campo di opere marittime) sembra una follia. 

La costa di Anzio a ponente ha certamente bisogno di protezione. È una costa a tratti bellissima e a tratti bruttissima, naturale e antropizzata all’eccesso con costruzioni sull’arenile. Una costa che chiede a gran voce di essere valorizzata e difesa con amore e buon senso. Una costa che, se aiutata, potrebbe riportare Anzio agli antichi fasti di perla del Tirreno.
Come spesso accade in questo nostro martoriato Paese l’immobilismo regna sovrano fra burocrazia e interessi, ma purtroppo, quando poi le cose si muovono, fanno rimpiangere sempre il passato. Bisognava intervenire certamente, ma può essere questo il modo!? Distruggendo la costa di ogni sua caratteristica, appiattendola dietro una linea geometrica priva di qualsivoglia valore estetico-formale? 


L'evidente necessità di un intervento
Ma andiamo per gradi, cercando per quanto ci è possibile di spiegare e valutare il progetto in questione.

Dalla relazione del progetto esecutivo del 1° stralcio e dai grafici del progetto, apprendiamo quanto segue.
La ARDIS (Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo) ha redatto, nel marzo 2009, il progetto esecutivo per i lavori di difesa e ricostruzione  della spiaggia Tor Caldara e Capo D’Anzio, circa 4 km di litorale suddividendo i lavori in più stralci per tempi e appalti.
I lavori appena cominciati per il primo stralcio prevedono la realizzazione dei primi 5 di 15 pennelli (moli perpendicolari alla costa) emergenti di 1 metro dal livello del mare e a forma di T per una larghezza di 5 metri. Tali pennelli saranno posti ad una distanza di circa 200 m uno dall’altro ed estesi nel mare per una lunghezza variabile di circa 100m.
Le testate di questi pennelli saranno collegate tutte da una barriera posta a mezzo metro sotto il livello del mare e larga 10 metri. Ovviamente ne consegue che questa barriera parallela alla costa, a opera compiuta, avrà una lunghezza senza soluzione di continuità di circa 4km

4km di costa imbavagliati
Pennelli e barriera concorrono alla “ formazione di “celle” aventi dimensioni circa pari a 100x200 m al fine di garantire l’arresto dei fenomeni erosivi in atto nelle aree oggetto del presente intervento e il naturale rinascimento del litorale”. Come si legge nella relazione

Come già specificato questo primo stralcio prevede la realizzazione dei primi 5 pennelli e del primo tratto di 1500 m di barriera, quelli che vanno dall’oasi del WWF di Tor Caldara fino allo scoglio dell’Orso del Lido delle sirene. Per questa prima trance sono previsti 220 giorni di lavoro, con una interruzione da Aprile a Ottobre per il periodo balneare.
Verrà dapprima realizzata una “strada” a 100m circa dalla riva per un’altezza di 1 m sopra il livello del mare ed una larghezza di 10m, lungo tutti i 1500m di costa da “difendere”. Da lì camion e ruspe lavoreranno realizzando i pennelli da mare verso terra, e in un terzo momento verrà poi tolto il materiale in eccesso creando la barriera parallela alla costa ad appena 50cm sotto il livello del mare.

Il primo stralcio delle opere
Facciamo qualche valutazione.
Iniziamo col dire che in questa relazione non si è mai parlato di batimetria (studio delle linee di livello sottomarine), di parametro base (altezza significativa dell’onda e provenienza), non si è mai parlato di impatto ambientale, né tanto meno di conformazione della costa.
Da quello che si può evincere dai grafici è stato considerato che il fondale vada abbassandosi uniformemente e gradatamente, ma basta un minimo di conoscenza reale di queste acque per sapere che ad ogni direzione di vento e mare corrisponde un diverso tipo di fondale. Basta aver passato un po’ di tempo su questa costa per sapere che ci sono 3 diverse secche e altrettante diverse buche a seconda delle mareggiate e che il fondale è tutt’altro che costante e uniforme!
Sarebbe bastato un minimo di discernimento per conoscere le varie secche, gli andamenti della costa, i capicorrente e gli scogli sommersi.
Perché i pennelli sono stati posizionati tutti perpendicolari alla costa ad una distanza costante di appena 200m uno dall’altro e per una lunghezza costante di 100m? come è mai possibile che una maglia 100x200 metri possa andare bene per tutti i 4000m di costa? Il mare è vivo e bisogna con sapienza e studi assecondare e accompagnare il suo respiro per poter dialogare e ottenere dei risultati reali.
Posizionare i pennelli alla stessa distanza su una costa che conosciamo a fondo è il segno che questo progetto “fa acqua”. Non un’indicazione sulle mareggiate prevalenti, i venti, le correnti. Tutti sanno che qui lo scirocco prende sabbia e il maestrale la porta! Bisognava prevedere qualcosa che usasse a nostro vantaggio questa semplice (almeno per noi) legge naturale.
I lavori vanno veloci, dobbiamo esserlo anche noi....

Vogliamo poi parlare di una barriera di 4 km che per 10m non lasci che 50cm di acqua? E non bisogna pensare ad un fondale piatto, ma rocce con alghe e ricci. Impossibili da oltrepassare a nuoto, a piedi, con un qualsiasi mezzo! Niente di più pericoloso!!!!
Vogliamo il porto turistico ad Anzio? Bene! Ma allora chi si compra il posto barca qui non potrà mai per tutta la lunghezza della costa attraccare nemmeno con un gommoncino! Mezzo metro sotto l’acqua per 10 metri di larghezza è un qualcosa di incomprensibile. Qualunque possibilità di praticare uno sport nautico (surf, windsurf, nuoto, vela) o qualunque altra attività nautica sarà impossibile lungo tutto il tratto di costa!!!!
Siamo sicuri che quello che vogliono i turisti sia questo? Se vogliono andare in vacanza al lago vanno al lago, non al mare! Siamo sicuri che quello che serve alla città per incrementare il turismo sia questo? Siamo sicuri che 15 pennelli lunghi 100 ad una distanza sempre uguale sia l’immagine che si vuol dare di questa meravigliosa e tormentata costa?
Quello che sembra è che non sia chiaro veramente a nessuno, né tantomeno all’Amministrazione del Comune di Anzio, quello che sta accadendo. La Regione Lazio prevede questo progetto e queste opere per Anzio e Anzio le deve accettare così in silenzio…. Le stesse opere progettate per Focene o Fregene. Tutte uguali perché il progetto è sempre lo stesso:
il mare mangia la sabbia, bene basta fare una barriera e il gioco è fatto.
Come dire:
-          Mi aiuti, dottore, ho un’unghia incarnita!
-          Amputiamo dal ginocchio così non avrà più questo tipo di problema!!!!

Ma l’assurdità di tutto questo è anche legata al fatto che se io dovessi fare un progetto qualsiasi, darei  comunque sempre delle previsioni…. Cioè cosa accadrà dopo il mio progetto, o almeno cosa spero che accadrà?…. In nessun punto della relazione è specificato quanti metri cubi di sabbia saranno recuperati, in quanto tempo, in quale modo.
Dalle conclusioni della relazione leggiamo: “risulterà altresì necessario, successivamente alla realizzazione delle opere di che trattasi, monitorare costantemente l’efficienza protettiva delle scogliere realizzate e prevedere, nel lungo periodo, interventi di manutenzione, onde evitare che situazioni lasciate per troppo tempo non controllate possano poi divenire difficilmente recuperabili.”
La sensazione è che questo sia uno scellerato esperimento. Nessuno ha previsto quello che succederà effettivamente, sulle basi di che cosa. Hanno appaltato questo primo stralcio, compiranno le opere e vedranno quello che porterà. Alla peggio i soldi hanno girato, qualcuno ha riso, qualcun altro ha pianto, chi ci perde è sempre e comunque Madre Natura.

Lo scoglio dell'Orso ferito, ma fiero
Ad oggi siamo convinti che col dialogo e il confronto dialettico fra Cittadini, Amministrazione, Associazioni e Regione si arriverà ad un risultato positivo per tutte le parti in causa. Per il bene di Anzio sicuramente chi può fare qualcosa la farà....

Vi terremo informati su tutti gli sviluppi....

Salviamo Anzio


Proprio in questo periodo in cui fervono i preparativi per il lancio estivo di GOS, è accaduto un qualcosa che non poteva lasciarci inerti…. Dopo anni di chiacchiere finalmente iniziano i lavori per la salvaguardia della costa di Anzio a Ponente. Se ne parlava da tempo e fra i timori e le speranze, quello che ci si aspettava era la realizzazione di 5 o 6 pennelli perpendicolari alla linea di costa che, come in tutto il mondo accade, avrebbero portato sabbia e mantenuto inalterato (per quanto possibile) l’andamento naturale della vita del mare…. Per i surfisti una manna: la regolarizzazione delle onde e la attenuazione delle correnti longitudinali, che per chiunque abbia frequentato la zona sono notoriamente impegnative.
Purtroppo le cose non stanno così! 
Il progetto in atto lascerà la costa sconvolta e il mare privato della propria caratteristica vitale. La fine di ogni tipo di attività che non sia rimanere sdraiati sul lettino o nuotare in piscine salmastre. Surf, windsurf, vela, sup, nuoto, surf-casting o anche il semplice passeggiare col pattino saranno attività morte e sepolte per 4 km di litorale!!!!
Dall’inizio dei lavori ad oggi siamo in prima linea per informare le associazioni locali e i cittadini di quello che sta accadendo insieme con gli amici di ANZIO-SURF
Ma ora è arrivato il momento di spingere sull’acceleratore anche nel web. Con Surfculture inizieremo da domani un martellamento totale su questa vicenda, perché non si possa dire dopo “io non lo sapevo” o “nessuno ha fatto niente”!!!!
Rimanete in contatto…. A prestissimo!

Riproponiamo un video dei laovri di ripascimento fatti nell'aprile 2003 sullo stesso litorale. Se allora fossero stati fatti dei semplici pennelli per bloccare l'erosione trasversale il problema sarebbe stato già risolto con meno spese e disagi per gli utenti del mare e l'AMBIENTE. Nell'ottobre dello stesso anno lo spiaggione era riscomparso....
Qualcosa bisogna fare, ma sempre e solo nel rispetto di MadreNatura!!!!

26/01/11

Non toccate la Sardegna!!!!


Ancora una volta quello che si potrebbe definire come un mostro con tentacoli e ventose, che ci incolla ad uno schermo e ci manda in pappa il cervello, la TECNOLOGIA, si rivela invece l'unico mezzo per accedere a notizie occultate da mezzi di informazione troppo impegnati nella cronaca nera e rosa.... 
Nella speranza che per qualcuno sia una notizia vecchia, ci tocca informarvi che il disastro ambientale occorso questo gennaio in Sardegna nei pressi di Porto Torres ancora non è rientrato.
Di che parliamo? Ah allora non lo sapevate nemmeno voi?
Comunque i fatti sono più o meno questi:

Negli anni Settanta i sogni industriali arrivarono a contaminare il posto più bello del mondo: la Sardegna. Nel progetto del fare dell'isola un polo chimico venne costruita a Fiumesanto una centrale termoelettrica, della multinazionale E. On, ultimo baluardo eretto nell'agglomerato industriale di Porto Torres che deturpa una costa da sogno. Questa centrale alimentata da olio combustibile (giacchè per produrre energia ne bruciamo sempre dell'altra.... ma tant'è....) abbisogna di rifornimenti portati da navi petroliere che attraccano alla banchina e attraverso una tubazione di circa 8 km scaricano il combustibile direttamente alla centrale. Questa tubazione è stata costruita in un secondo momento, voluta dalla Enel (prima proprietaria della centrale) per non dipendere dalla condotta già esistente dell'ENI, in base ad un progetto che ottenne approvazione e collaudo nel 2002. 

Porto di Porto Torres

Il 10 gennaio scorso, il tubo da 24 pollici perde in mare, durante una procedura di scarico, una certa quantità di olio combustibile da una lacerazione di 19 millimetri. Secondo il progetto approvato questo tratto di tubo, che per 5 metri si trova sotto la banchina, avrebbe dovuto essere rivestito di una particolare resina speciale anticorrosione ed avere un fondo di protezione in acciaio, almeno tre punti di ispezione e una pompa di rilascio. L'inchiesta chiarirà se questa falla è dovuta a eventuali mancanze nella realizzazione del condotto, ma fatto sta che lo scarico è iniziato alle 23 di domenica 9 gennaio e l'allarme è scattato alle 16 di lunedì. Le banne galleggianti sono state disposte intorno alla petroliera, ma troppo tardi: migliaia di litri sono già fuoriusciti.
Sì, ma quanti? 20 metri cubi dicono le fonti ufficiali, ma se la nave pompa a 750 tonnellate l'ora, allora, secondo la tempestività dell'intervento la stima si può aggirare intorno ai 18 mila litri, ma potrebbero essere molti di più. Inoltre l'olio in oggetto a contatto con l'acqua aumenta il suo volume 16 volte. Olio inquinante e cancerogeno al contatto diretto.
Per giorni chiazze di petrolio sono state raccolte sulle spiagge limitrofe e ancora non sono state prese delle decisioni riguardo le macchie che hanno attaccato le rocce, togliere le rocce, lasciarle sul posto, pulirle? Intanto il vento ha allargato il problema e luoghi come Stintino e l'Asinara, che sembrava si fossero salvati, hanno invece subito, e stanno tuttora subendo, la marea nera. Il grecale degli ultimi giorni sta spiaggiando il catrame fino alle coste della Gallura, fin sulle rocce di Capo Testa.
A 2 settimane dall'accaduto, ancora oggi si raccolgono palle di catrame e la cosa come segnalata da Gianni Bazzoni dell'Unione Sarda fa quanto meno sorridere se confrontata con la noncuranza con cui lo Stato e la Regione hanno affrontato la questione. Per non parlare dei media che non l'hanno affrontata affatto.
Ma cercando in rete ci si conforta col vedere che la gente comune non si arrende e se l'informazione non passa per i canali ufficiali, passerà per i canali non ufficiali, ma passerà. Per esempio, gli artisti sardi dell'ex-Q (http://exq.noblogs.org/) dopo poco tempo dal fatto hanno realizzato il 16 gennaio mattina un'istallazione sulla spiaggia di Platamona. Con le buste di plastica piene del catrame tolto dalle spiagge hanno creato una gigantesca balena spiaggiata e agonizzante sul bagnasciuga. “La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla "marea nera", ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso, per colpa di una ingiustificabile negligenza da parte di una multinazionale come E.On tesa, al pari di tante altre prime di lei, solo a perseguire i propri interessi, a scapito della tutela ambientale e della salute dei cittadini.

La balena di Platamona
 Fonte di informazioni sempre aggiornata sulla vicenda è http://skywalkerboh.blogspot.com. Attraverso le sue pagine è possibile avere una reale visione delle cose. Leggete la gita da cittadino normale a Platamona (http://skywalkerboh.blogspot.com/2011/01/il-disastro-ambientale-ignorato-dai-tg.html). A sei giorni dall'incidente, convinto di non trovare niente più, si trova di fronte ad una spiaggia presidiata da uomini in tuta bianca con le maschere, sporchi di catrame, che lavorano con rastrelli e pale per pulire l'arenile. La situazione è peggiore vicino a Castelsardo: “Come scendiamo dalla macchina ci assale un puzzo insopportabile, e appena arriviamo alla spiaggia vediamo un litorale che ha dei colori nuovi: la battigia è color antracite, le onde sono estremamente spumose, e l'interno della spiaggia è costellato di chiazze nere che arrivano a misurare anche i 50 centimetri di diametro, e sono alte anche 5 centimetri”. Ma purtroppo anche dove apparentemente la pulizia ha prodotto i suoi frutti e le buste nere colme di catrame sono a contorno della spiaggia chiara, il danno è stato fatto: “ci sono tanti piccoli punti in cui, nonostante la pulitura, c'è ancora del catrame, parzialmente coperto dalla sabbia chiara, e io mi chiedo se queste pulizie siano davvero utili, visto che come muovi la sabbia salta fuori qualcosa. Mi fermo un attimo e penso: pesci morti, alghe nere (dimenticavo di dirlo) su vari punti della battigia, i frangi flutti appena al largo anch'essi neri (dalle foto non si vede, ma sono neri come la pece)... qui sta già morendo tutto, flora e fauna dell'acqua, le spiagge stanno assorbendo la pece nera, e questa estate che si avvicina qui al mare non verrà nessuno”. 


 
Oggi 26 gennaio 2011. Apprendiamo della riunione di ieri negli uffici della Provincia di Sassari, fra E. On, assessore all'ambiente e i sindaci del territorio per concertare una strategia ora che i sindaci della Gallura hanno annunciato di volersi costituire parte civile. Oggi stesso il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, in Parlamento ha dichiarato che non vi è alcuna emergenza nazionale e che entro un mese le spiagge verranno ripulite.
Su Facebook si è costituito un gruppo per mettere insieme tutte le persone interessate a questo argomento e lo scambio di informazioni è efficientissimo. Sicuramente questa volta, soprattutto conoscendo il rapporto di profondo amore che lega la gente Sarda alla propria terra, il ministro avrà troppi occhi puntati per poter eludere le aspettative.
Forza Sardegna!!!!




Siamo tutti chiamati in causa, ogni volta che ci troviamo davanti a situazioni di questo tipo, e tutti abbiamo il diritto e il dovere di fare qualcosa per cambiare le cose e informare chi non sa e proteggere il nostro ambiente e lottare per diffondere idee. Per questo rinnoviamo il nostro invito a chiunque voglia condividere le sue esperienze, denunciare un crimine contro la natura, informare e comunicare idee o iniziative, di contattarci.
!!!!MOTHER NATURE HAS HAD ENOUGH!!!!


Fonti:


22/01/11

L’isola di plastica





Un’isola di plastica nell’Oceano Pacifico: la maggior parte di noi avrebbe difficoltà a crederci. 
Ma è proprio così. Abbiamo raccolto alcune informazioni interessanti, disponibili online, sul fenomeno.  Dategli un’occhiata. 
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Il Great Pacific Garbage Patch, o Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico, è un enorme accumulo di rifiuti galleggianti situato nell’Oceano Pacifico settentrionale, approssimativamente tra la California ed il Giappone, a nord-ovest delle Hawaii, un punto dove le diverse correnti oceaniche si uniscono formando un gigantesco vortice d’acqua in movimento a spirale in senso orario.  

Le correnti oceaniche

Ma come si è formato? Questo enorme accumulo di rifiuti è un fenomeno che si è formato gradualmente nel tempo, a causa dell’azione delle correnti oceaniche, che producono l’aggregazione dei rifiuti presenti nell’ambiente marino. Occupa un’ampia area dell’Oceano Pacifico settentrionale, circoscritta dal cosiddetto Vortice del Pacifico Settentrionale ed è un fenomeno relativamente stazionario. Il movimento a spirale del vortice attira rifiuti da tutto l’oceano. Quando i rifiuti galleggianti vengono catturati dalle correnti, si spostano gradualmente verso il centro del vortice per l’azione delle correnti superficiali generate dai venti, rimanendo intrappolati nell’area. Ma non è l’unico fenomeno di questo tipo: un analogo accumulo di rifiuti si trova nell’Oceano Atlantico, chiamato North Atlantic Garbage Patch o Grande Chiazza di Rifiuti dell’Atlantico; si tratta di un’altra chiazza di rifiuti galleggianti scoperta recentemente all’interno del Vortice dell’Atlantico Settentrionale.     

La Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico è stata scoperta nel 1997 da un oceanografo, Charles Moore, mentre navigava al largo delle Hawaii. “Mi sono trovato di fronte ad un’immensa distesa di plastica, a vista d’uomo non c’era altro che plastica,” ha dichiarato Moore. “Durante la settimana che ci abbiamo messo per attraversarla, a qualsiasi ora del giorno vedevamo rifiuti che galleggiavano ovunque: bottiglie, tappi di bottiglia, confezioni e frammenti di plastica. La metà di essi erano solo minuscoli frammenti di difficile identificazione. Non è stata tanto una rivelazione quanto più che altro una crescente e angosciante sensazione che ci fosse qualcosa di terribilmente sbagliato in tutto ciò.”  Sotto la superficie dell’acqua, fino ad una profondità di 10 metri, c’erano una miriade di minuscoli frammenti di plastica, di diversi colori, che galleggiavano vorticando come fiocchi di neve o cibo per pesci.  A Moore è venuto un pensiero terribile, così ha iniziato a pesare la plastica presente in acqua e a paragonare il peso con quello del plancton. “Ha vinto la plastica, e non di poco. Abbiamo trovato una quantità di plastica sei volte superiore al plancton, una cosa incredibile”, racconta. “Nessuno aveva idea di ciò che stesse accadendo, né delle possibili conseguenze per l’ecosistema marino, né ancora della provenienza di tutti questi rifiuti.”      



Marcus Eriksen, direttore di ricerca della Fondazione Americana Algalita Marine Research Foundation, fondata da Moore, ha dichiarato: “In principio, le persone si erano fatte l’idea che fosse un’isola formata da rifiuti di plastica sui cui fosse quasi possibile camminare. Non è proprio così. E’ più che altro una specie di zuppa di plastica.” 

Le dimensioni di quest’area ricoperta di detriti sono tuttora sconosciute: alcuni dicono che sia grande il doppio del Texas, altri il doppio degli Stati Uniti continentali… ma il punto non è quanto sia grande, è che ci troviamo di fronte ad uno dei maggiori disastri ambientali provocati dall’uomo e che questo fenomeno cresce di anno in anno!       
La plastica non si biodegrada, ma foto-degrada

Greenpeace ha stimato che il 10% della plastica prodotta ogni anno finisce nell’oceano. Secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, nel mondo oltre un milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi e tartarughe marini muoiono ogni anno perchè ingeriscono plastica o perché restano impigliati nei rifiuti. I pesci e gli uccelli marini scambiano la plastica per cibo e muoiono soffocati.     

Sono state intraprese diverse iniziative per studiare il fenomeno ed educare il pubblico sulle sue implicazioni. Per attirare attenzione sulla cosa, l’erede di una delle fortune più cospicue al mondo, David de Rothschild, ha intrapreso un’impresa straordinaria: un viaggio nel Pacifico a bordo del Plastiki, un catamarano di 20 metri fatto di bottiglie di plastica e rifiuti riciclati. L’obiettivo è di evidenziare le diverse minacce ambientali, tra cui la pesca eccessiva e i cambiamenti climatici, ma la parte più importante del tragitto del Plastiki è l’attraversamento della Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico.       
Il "Plastiki" di David de Rothschild
Charles Moore, fondatore della Fondazione Algalita, è il Capitano di una barca da ricerca, la ORV Alguita, a bordo della quale lui e il suo team di ricercatori viaggiano verso le regioni più remote dell’Oceano Pacifico per studiare l’inquinamento marino prodotto dalla plastica. Dalla sua incredibile scoperta, infatti, Moore si è dedicato a studiare il fenomeno e a sensibilizzare il pubblico sul suo significato, sulla vastità dell’inquinamento marino e del suo impatto sulla vita.     

La plastica non si biodegrada ma si foto-degrada. L’esposizione prolungata al sole causa una scomposizione delle catene dei polimeri in particelle sempre più piccole. Quindi, ad eccezione di una esigua percentuale di plastica che viene incenerita, ogni singola molecola di plastica mai prodotta è tuttora presente nell’ambiente, e ci sono circa 100 milioni di tonnellate di plastica che galleggiano negli oceani. Recentemente è stato trovato un albatro che aveva nello stomaco un pezzo di plastica che risaliva agli anni ’40. Anche se smettessimo di produrre plastica domani stesso, il pianeta dovrebbe affrontare le sue conseguenze ambientali per migliaia di anni, anche sul fondo degli oceani, dove si stima che finisca il 70% dei detriti di plastica che si trovano nei mari.          

“La plastica, come i diamanti, è per sempre” – Charles Moore