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17/02/14
9 ottimi motivi per pulire la spiaggia
Le giornate si allungano e il sole inizia ad essere più caldo e quasi sempre con l’arrivo di stagioni più miti anche le spiagge ricominciano ad essere luoghi frequentati. E allora tutti a lamentarsi della sporcizia o a frequentare le colorate e utilissime (per carità) giornate di pulizia della spiaggia organizzate dalle varie associazioni ambientaliste. Tutti a rimboccarsi le maniche per un giorno, nascosti nella massa. Perché quando si è soli ci si sente dei cretini a pulire la spiaggia, mentre se si è tutti insieme diventa una cosa divertente?!?!
17/01/14
28/05/12
Spiagge e Fondali Puliti
Domenica, 27 maggio, GreenOceanSurfing ha partecipato a un’altra pulizia della spiaggia ad Anzio, questa volta organizzata da Legambiente. Infatti in occasione di Spiagge e Fondali Puliti - Clean Up the med 2012, la tradizionale campagna dell’associazione ambientalista dedicata alla pulizia e alla difesa della spiaggia che si svolgerà in contemporanea in 22 paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sono state organizzate oltre 300 iniziative in tutta Italia dal 25 al 27 maggio. Ci siamo ritrovati alle 10 di mattina alla spiaggia libera accanto allo stabilimento Rivazzurra, nella splendida cornice di Capo d’Anzio, e muniti di sacchi, guanti e tanta buona volontà abbiamo cercato di bonificare l’area dai tanti rifiuti di ogni genere (dai cotton fioc alle bottiglie ai pneumatici e simili) che si trovano sulle spiagge nostrane ma anche in quelle di tutto il mondo. Infatti eventi simili vengono organizzati un po’ ovunque per cercare di sensibilizzare le persone sulla questione ambientale (anche quelle che si trovano in spiaggia in quel momento con volantini e materiali informativi). Infatti qualcuno dei presenti in spiaggia si è attivato, prendendo guanti e ramazza e unendosi alla pulizia.
27/02/12
Arsenico, Vecchi Merletti… e Acqua di Rubinetto?????
Ho deciso di scrivere questo
articolo per contribuire a diffondere la notizia, in Italia e all’estero, che
in molte città italiane si beve acqua all’arsenico, ancora oggi. Infatti, in
128 comuni italiani risulta esserci nell’acqua di rubinetto una concentrazione
di arsenico più alta del normale. I giornali italiani hanno parlato molto della
questione, quindi probabilmente ne avrete già avuto notizia. Personalmente l’ho scoperto nel 2010, quando
l’Unione Europea ha respinto la richiesta di deroga dell’Italia per valori di
arsenico nell’acqua potabile fino a 50 mg/l (che era stata garantita fin dal
2001!!).
In realtà, secondo la normativa
UE, i livelli di arsenico nell’acqua potabile non devono superare i 10
microgrammi per litro. Questo perché l’arsenico provoca il cancro. Tuttavia,
sono ammesse deroghe fino a 20 mg/l.
Su 128 comuni italiani in cui si
riscontra questo “problemino”, 91 si trovano nel Lazio (tra cui Anzio!), 16 in Toscana, e il resto in
Campania, Trentino, Lombardia e Umbria. Tali elevate concentrazioni di arsenico
nell’acqua (che in alcuni casi arrivano a 50 mg/l) sarebbero (teoricamente) dovute
a cause “naturali”, come stratificazioni geologiche di origine lavica.
L’anno scorso la Regione Lazio ha
assicurato che la situazione era sotto controllo e che gli opportuni sistemi di
filtraggio e dearsenificatori erano praticamente ultimati e pronti per l’uso.
Ma in realtà in molti comuni non pare sia cambiato molto da allora. Infatti, finora
solo due comuni laziali si sono dotati di un dearsenificatore. Alcuni sindaci hanno vietato l’uso e il
consumo di acqua di rubinetto ai bambini di età inferiore ai 3 anni e alle
donne in gravidanza (permettendo quindi a tutti gli altri di berla!!). Altri hanno
messo a disposizione dei cittadini le cosiddette "fontanelle
leggere", ovvero fontane di acqua potabile dove i cittadini possono
recarsi per prelevare acqua liscia (gratuita) o frizzante (a 5 centesimi il
litro). Ma nel frattempo dai nostri rubinetti di casa continua ad uscire acqua
contaminata.
Inoltre, le ASL hanno
condotto ispezioni e campionamenti
dell’acqua di diversi esercizi commerciali, come ristoranti, bar e forni,
imponendo agli esercizi in cui sono stati riscontrati livelli di arsenico
superiori a quelli ammessi per legge di installare dearsenificatori a proprie
spese. Allora, se in teoria possiamo – a meno di non essere un bambino sotto i
3 anni – usare l’acqua di rubinetto per cucinare e anche addirittura per bere senza avere
problemi per la nostra salute, perché invece gli esercizi commerciali
non possono usarla? Perché gli esercizi commerciali dovrebbero rispettare le normative UE quando la pubblica
amministrazione è la prima a non farlo?
La Codacons, l’associazione
di difesa dei consumatori, ha già intrapreso le vie legali: il Tribunale
amministrativo regionale laziale ha, infatti, condannato i Ministeri della
salute e dell'ambiente a un risarcimento di 200 mila euro (100 euro a
cittadino) nelle regioni in cui è stata erogata acqua con una percentuale di
arsenico.
Inoltre, secondo il
TAR del Lazio (pres. Eduardo Pugliese, rel. Raffaello Sestini) è certa la pericolosità
per la salute umana derivante da un'esposizione prolungata all'arsenico
presente nell'acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come
risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e
pubblicata nell'edizione online della rivista scientifica The Lancet, che
ha dimostrato che la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue
aumenta in modo significativo il rischio di tumori. Secondo le stime effettuate
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha dichiarato che il caso del
Bangladesh è stato “il maggiore avvelenamento di massa della storia”, in
Bangladesh a partire dagli anni '70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto
acqua contaminata . E secondo lo
studio Heals (Health Effects of Arsenic
Longitudinal Study) coordinato dal Prof. Habibul Ahsan dell'Università di
Chicago, si stima che il 21% delle morti per tutte le cause e il 24%
di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza tumori al fegato,
cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari) siano dovute all’acqua di pozzo
contaminata con concentrazioni superiori a 10 mg/l (per maggiori informazioni: http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-06/l-rod061710.php.
).
La Codacons, comunque, non ha
intenzione di fermarsi: sta infatti promuovendo un’altra azione collettiva nella
quale si richiede un risarcimento di 1500 euro per ogni aderente, oltre alla
riduzione delle tariffe per l’acqua nei comuni dove si distribuisce acqua di
rubinetto contaminata. Chiunque può aderire, ma dovete decidere in fretta,
perché i termini scadono il 29 febbraio (per maggiori informazioni, visitate il
loro sito web: http://www.codacons.it).
Benedetta Ferri _ GOSer
31/08/11
Sensibilità a confronto. Un sushi al delfino?!?!
TOKYO – La strage inizia puntuale ogni anno a settembre. Avviene tutto a Taiji, cittadina giapponese a 500 Km a Sud-Ovest di Tokyo, affacciata sul Pacifico davanti a una delle grandi rotte migratorie di delfini. La scena è collaudata: ai primi segni dell’arrivo dei cetacei nella loro transumanza verso i mari del Sud, i pescatori prendono il largo e, battendo i remi sull’acqua, creano un «muro di suono» che disorienta i delfini e li fa finire dentro le reti, con cui vengono poi trascinati in un’insenatura naturale poco distante da Taiji.
Alcuni esemplari (poche decine) vengono prelevati e spediti a esibirsi nei vari delfinari del mondo, per cifre che superano i 150.000,00$. Gli altri, almeno 20mila all’anno, diventano oggetto di una carneficina a colpi di ramponi e fiocine: alla fine della mattanza l’acqua turchese della baia si tinge di un sinistro rosso porpora. La carne dei cetacei uccisi viene poi macellata per essere venduta – spesso spacciandola per carne di balena, una leccornia nazionale in Giappone – o, almeno fino a qualche tempo fa, per essere servita nelle mense cittadine, anche quelle scolastiche.
Il massacro
Finora la mattanza di Taiji era un segreto tutto sommato ben custodito o perlomeno ben celato all’opinione pubblica mondiale. Non mancavano voci di pratiche di pesca truculenta nella cittadina giapponese dove, all’apparenza, il delfino viene venerato (a Taiji ci sono statue, mosaici e murales di delfini ovunque), ma mai occhi «estranei» avevano potuto vedere quanto davvero accade in quella baia.

Gran parte della carne di delfino e balena diventa cibo per cani e polli.
“Quando lo osservi noti subito quel sorriso”, anche per questo credo che noi occidentali ci avviciniamo ai delfini in modo diverso.
Per gli occidentali il delfino e la balena sono una ricchezza del mare, una ricchezza anche mitologica. E poi il delfino se lo osservi ha la bocca che sembra quasi un sorriso, emotivamente lo leghiamo al senso della vita. Il delfino è un mammifero intelligente si avvicina a noi, comunica con noi e con gli altri della specie. Non lo consideriamo un pesce. Non facciamo il discorso del tonno, anche quello è a rischio di estinzione. Il delfino partorisce, è un mammifero e nasce un piccolo ogni due o tre anni. Se togli un esemplare da un branco rischi di alterare per sempre l’equilibrio.
Per chi non fosse ancora convinto, allego altre immagini davvero molto eloquenti…..

Non riesco a capire come un popolo così “evoluto” come quello Giapponese sia ancora legato a questo tipo di pratiche (vedi anche la caccia alle balene) a mio avviso strazianti anche per i più duri di cuore.
Alcuni esemplari (poche decine) vengono prelevati e spediti a esibirsi nei vari delfinari del mondo, per cifre che superano i 150.000,00$. Gli altri, almeno 20mila all’anno, diventano oggetto di una carneficina a colpi di ramponi e fiocine: alla fine della mattanza l’acqua turchese della baia si tinge di un sinistro rosso porpora. La carne dei cetacei uccisi viene poi macellata per essere venduta – spesso spacciandola per carne di balena, una leccornia nazionale in Giappone – o, almeno fino a qualche tempo fa, per essere servita nelle mense cittadine, anche quelle scolastiche.
Il massacro
Finora la mattanza di Taiji era un segreto tutto sommato ben custodito o perlomeno ben celato all’opinione pubblica mondiale. Non mancavano voci di pratiche di pesca truculenta nella cittadina giapponese dove, all’apparenza, il delfino viene venerato (a Taiji ci sono statue, mosaici e murales di delfini ovunque), ma mai occhi «estranei» avevano potuto vedere quanto davvero accade in quella baia.
Gran parte della carne di delfino e balena diventa cibo per cani e polli.
“Quando lo osservi noti subito quel sorriso”, anche per questo credo che noi occidentali ci avviciniamo ai delfini in modo diverso.
Per gli occidentali il delfino e la balena sono una ricchezza del mare, una ricchezza anche mitologica. E poi il delfino se lo osservi ha la bocca che sembra quasi un sorriso, emotivamente lo leghiamo al senso della vita. Il delfino è un mammifero intelligente si avvicina a noi, comunica con noi e con gli altri della specie. Non lo consideriamo un pesce. Non facciamo il discorso del tonno, anche quello è a rischio di estinzione. Il delfino partorisce, è un mammifero e nasce un piccolo ogni due o tre anni. Se togli un esemplare da un branco rischi di alterare per sempre l’equilibrio.
Per chi non fosse ancora convinto, allego altre immagini davvero molto eloquenti…..
Non riesco a capire come un popolo così “evoluto” come quello Giapponese sia ancora legato a questo tipo di pratiche (vedi anche la caccia alle balene) a mio avviso strazianti anche per i più duri di cuore.
Francesco Vallerotonda -GOSer
02/05/11
Salviamo Anzio: guardarsi attorno (il guardacoste)
Oggi, 2 maggio, avremmo capito se i lavori avrebbero avuto la pausa estiva il 30 aprile, come descritto dalla ordinanza comunale, oppure se sarebbero continuati fino a fine maggio, come da voci di corridoio.... fatto sta che stamattina presto la ruspa è arrivata, un'ora di baccano, poi improvvisamente è scomparsa per tutto il giorno! Un giorno in meno è sempre benvenuto, ma che sarà successo? Staremo a vedere....
| 24 marzo - 22 aprile: un mese di duro lavoro.... |
L'idea che si è cercato di far passare è che è un problema solo dei surfisti e di altri pochi che non vedono la questione nella giusta prospettiva.... e qual'è questa prospettiva? Che aumenterà la spiaggia? Che la costa verrà protetta dalle mareggiate? Che le “dighe” diverranno tane per polpi e luoghi dove imbandire tavolate e barbecue? Vedendo la qualità dell'acqua all'interno della barriera qualche domanda ci sarebbe da porsi. Soprattutto considerando il fatto che tutti questi massi terrosi producono un fondale limaccioso e marrone.
Ma la teoria è una cosa diversa dalla pratica e allora ci si accorge che se a Nord del pennello (all'interno della “diga”) l'acqua è torbida e poco gradevole alla vista e a Sud (mare aperto) è senza ombra di dubbio pulita e trasparente.... insomma, a distanza di 5 metri, i genitori fanno giocare i loro bambini nell'acqua melmosa....
| Mare o lago? Laguna.... |
C'è poco da capire, ma da stupirsi allora quando il sindaco della città adiacente, Nettuno, dopo poco tempo dalla realizzazione delle dighe soffolte dichiara:“....stiamo lavorando e facendo pressioni presso gli organi di competenza per la tutela della costa di Nettuno, duramente colpita dal fenomeno di erosione. E’ ormai evidente che il sistema delle dighe soffolte sia del tutto insufficiente e inadeguato: è necessaria la collocazione di pennelli a protezione dell'intero tratto di costa, progetto che sostengo da tempo e su cui ho riscontrato anche il favore di diversi operatori di stabilimenti balneari”. E allora l'ARDIS (stessa agenzia regionale che si occupa dei lavori ad Anzio) decide di intervenire con provvedimento di somma urgenza per rimuovere le barriere soffolte e lasciare i soli pennelli.
| I primi abitanti degli scogli |
| Il plasto-polpo.... |
E pure a Sabaudia, la giunta insieme con l'Ente Parco, la Provincia di Latina e il Consorzio di Bonifica avalleranno progetti alternativi alla prossima riunione con l'ARDIS il 5 maggio prossimo che prevedano la ricostruzione ambientale della duna di San Martino con interventi di ingegneria naturalistica e la difesa della costa con metodi diversi dalle barriere soffolte. Un membro del consiglio direttivo dell'Ente Parco, Nello Ialongo, si dice contrario alle barriere soffolte in quanto, sostiene, tale metodo ha sempre causato devastazioni per le coste limitrofe.
Chiavetta e Ialongo evidentemente devono essere dei surfisti per accanirsi contro le povere barriere....
Ma tant'è, l'importante è far vedere che si interviene tanto poi c'è sempre tempo di re-intervenire, no? Restiamo comunque in attesa per vedere quel che uscirà dall'incontro ARDIS - Comune di Sabaudia - Ente Parco.
RICORDATEVI CHE LA REGIONE PENSA ANCHE A VOI.... PRESTO CI SARANNO ALTRI 25 MILIONI DI PIETRE NEI NOSTRI MARI.... MA PARE SIA UN PROBLEMA CHE RIGUARDA SOLO I SURFISTI, E NEMMENO TUTTI!!!! SVEGLIAAAA!!!!
| Queste le 2 gocce di pioggia di sabato. Affrontare i problemi con cognizione di causa, l'unica cosa richiesta.... |
Presto lo scempio che stanno perpetrando ad Anzio potrebbe essere fatto a casa vostra, sulle vostre spiagge, a coprire i vostri spot.... facciamo in modo che tutte le Amministrazioni e i cittadini stessi siano spinti a pretendere il rispetto per il proprio territorio e delle proprie risorse naturali e ambientali. Non lasciamoci fregare dall'idea che tanto non ci possiamo fare niente.... prima o poi le cose devono cambiare e noi possiamo essere parte del cambiamento....
Scrivete a:
ilguardacoste@gmail.com
per creare insieme un database di tutti gli interventi antierosione fatti in Italia e avere un'arma, per salvare i nostri spot, contro le istituzioni nel momento del confronto.... foto, testi, progetti, prima-e-dopo, commenti da locals....
RICORDATEVI CHE QUESTO FINE SETTIMANA CHIUDEREMO LA RACCOLTA FIRME, QUINDI FORZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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