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17/02/14
9 ottimi motivi per pulire la spiaggia
Le giornate si allungano e il sole inizia ad essere più caldo e quasi sempre con l’arrivo di stagioni più miti anche le spiagge ricominciano ad essere luoghi frequentati. E allora tutti a lamentarsi della sporcizia o a frequentare le colorate e utilissime (per carità) giornate di pulizia della spiaggia organizzate dalle varie associazioni ambientaliste. Tutti a rimboccarsi le maniche per un giorno, nascosti nella massa. Perché quando si è soli ci si sente dei cretini a pulire la spiaggia, mentre se si è tutti insieme diventa una cosa divertente?!?!
17/01/14
26/01/11
Non toccate la Sardegna!!!!
Ancora una volta quello che si potrebbe definire come un mostro con tentacoli e ventose, che ci incolla ad uno schermo e ci manda in pappa il cervello, la TECNOLOGIA, si rivela invece l'unico mezzo per accedere a notizie occultate da mezzi di informazione troppo impegnati nella cronaca nera e rosa....
Nella speranza che per qualcuno sia una notizia vecchia, ci tocca informarvi che il disastro ambientale occorso questo gennaio in Sardegna nei pressi di Porto Torres ancora non è rientrato.
Di che parliamo? Ah allora non lo sapevate nemmeno voi?
Comunque i fatti sono più o meno questi:
Negli anni Settanta i sogni industriali arrivarono a contaminare il posto più bello del mondo: la Sardegna. Nel progetto del fare dell'isola un polo chimico venne costruita a Fiumesanto una centrale termoelettrica, della multinazionale E. On, ultimo baluardo eretto nell'agglomerato industriale di Porto Torres che deturpa una costa da sogno. Questa centrale alimentata da olio combustibile (giacchè per produrre energia ne bruciamo sempre dell'altra.... ma tant'è....) abbisogna di rifornimenti portati da navi petroliere che attraccano alla banchina e attraverso una tubazione di circa 8 km scaricano il combustibile direttamente alla centrale. Questa tubazione è stata costruita in un secondo momento, voluta dalla Enel (prima proprietaria della centrale) per non dipendere dalla condotta già esistente dell'ENI, in base ad un progetto che ottenne approvazione e collaudo nel 2002.
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| Porto di Porto Torres |
Il 10 gennaio scorso, il tubo da 24 pollici perde in mare, durante una procedura di scarico, una certa quantità di olio combustibile da una lacerazione di 19 millimetri. Secondo il progetto approvato questo tratto di tubo, che per 5 metri si trova sotto la banchina, avrebbe dovuto essere rivestito di una particolare resina speciale anticorrosione ed avere un fondo di protezione in acciaio, almeno tre punti di ispezione e una pompa di rilascio. L'inchiesta chiarirà se questa falla è dovuta a eventuali mancanze nella realizzazione del condotto, ma fatto sta che lo scarico è iniziato alle 23 di domenica 9 gennaio e l'allarme è scattato alle 16 di lunedì. Le banne galleggianti sono state disposte intorno alla petroliera, ma troppo tardi: migliaia di litri sono già fuoriusciti.
Sì, ma quanti? 20 metri cubi dicono le fonti ufficiali, ma se la nave pompa a 750 tonnellate l'ora, allora, secondo la tempestività dell'intervento la stima si può aggirare intorno ai 18 mila litri, ma potrebbero essere molti di più. Inoltre l'olio in oggetto a contatto con l'acqua aumenta il suo volume 16 volte. Olio inquinante e cancerogeno al contatto diretto.
Per giorni chiazze di petrolio sono state raccolte sulle spiagge limitrofe e ancora non sono state prese delle decisioni riguardo le macchie che hanno attaccato le rocce, togliere le rocce, lasciarle sul posto, pulirle? Intanto il vento ha allargato il problema e luoghi come Stintino e l'Asinara, che sembrava si fossero salvati, hanno invece subito, e stanno tuttora subendo, la marea nera. Il grecale degli ultimi giorni sta spiaggiando il catrame fino alle coste della Gallura, fin sulle rocce di Capo Testa.
A 2 settimane dall'accaduto, ancora oggi si raccolgono palle di catrame e la cosa come segnalata da Gianni Bazzoni dell'Unione Sarda fa quanto meno sorridere se confrontata con la noncuranza con cui lo Stato e la Regione hanno affrontato la questione. Per non parlare dei media che non l'hanno affrontata affatto.
Ma cercando in rete ci si conforta col vedere che la gente comune non si arrende e se l'informazione non passa per i canali ufficiali, passerà per i canali non ufficiali, ma passerà. Per esempio, gli artisti sardi dell'ex-Q (http://exq.noblogs.org/) dopo poco tempo dal fatto hanno realizzato il 16 gennaio mattina un'istallazione sulla spiaggia di Platamona. Con le buste di plastica piene del catrame tolto dalle spiagge hanno creato una gigantesca balena spiaggiata e agonizzante sul bagnasciuga. “La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla "marea nera", ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso, per colpa di una ingiustificabile negligenza da parte di una multinazionale come E.On tesa, al pari di tante altre prime di lei, solo a perseguire i propri interessi, a scapito della tutela ambientale e della salute dei cittadini.”
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| La balena di Platamona |
Fonte di informazioni sempre aggiornata sulla vicenda è http://skywalkerboh.blogspot.com. Attraverso le sue pagine è possibile avere una reale visione delle cose. Leggete la gita da cittadino normale a Platamona (http://skywalkerboh.blogspot.com/2011/01/il-disastro-ambientale-ignorato-dai-tg.html). A sei giorni dall'incidente, convinto di non trovare niente più, si trova di fronte ad una spiaggia presidiata da uomini in tuta bianca con le maschere, sporchi di catrame, che lavorano con rastrelli e pale per pulire l'arenile. La situazione è peggiore vicino a Castelsardo: “Come scendiamo dalla macchina ci assale un puzzo insopportabile, e appena arriviamo alla spiaggia vediamo un litorale che ha dei colori nuovi: la battigia è color antracite, le onde sono estremamente spumose, e l'interno della spiaggia è costellato di chiazze nere che arrivano a misurare anche i 50 centimetri di diametro, e sono alte anche 5 centimetri”. Ma purtroppo anche dove apparentemente la pulizia ha prodotto i suoi frutti e le buste nere colme di catrame sono a contorno della spiaggia chiara, il danno è stato fatto: “ci sono tanti piccoli punti in cui, nonostante la pulitura, c'è ancora del catrame, parzialmente coperto dalla sabbia chiara, e io mi chiedo se queste pulizie siano davvero utili, visto che come muovi la sabbia salta fuori qualcosa. Mi fermo un attimo e penso: pesci morti, alghe nere (dimenticavo di dirlo) su vari punti della battigia, i frangi flutti appena al largo anch'essi neri (dalle foto non si vede, ma sono neri come la pece)... qui sta già morendo tutto, flora e fauna dell'acqua, le spiagge stanno assorbendo la pece nera, e questa estate che si avvicina qui al mare non verrà nessuno”.
Oggi 26 gennaio 2011. Apprendiamo della riunione di ieri negli uffici della Provincia di Sassari, fra E. On, assessore all'ambiente e i sindaci del territorio per concertare una strategia ora che i sindaci della Gallura hanno annunciato di volersi costituire parte civile. Oggi stesso il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, in Parlamento ha dichiarato che non vi è alcuna emergenza nazionale e che entro un mese le spiagge verranno ripulite.
Su Facebook si è costituito un gruppo per mettere insieme tutte le persone interessate a questo argomento e lo scambio di informazioni è efficientissimo. Sicuramente questa volta, soprattutto conoscendo il rapporto di profondo amore che lega la gente Sarda alla propria terra, il ministro avrà troppi occhi puntati per poter eludere le aspettative.
Forza Sardegna!!!!
Siamo tutti chiamati in causa, ogni volta che ci troviamo davanti a situazioni di questo tipo, e tutti abbiamo il diritto e il dovere di fare qualcosa per cambiare le cose e informare chi non sa e proteggere il nostro ambiente e lottare per diffondere idee. Per questo rinnoviamo il nostro invito a chiunque voglia condividere le sue esperienze, denunciare un crimine contro la natura, informare e comunicare idee o iniziative, di contattarci.
!!!!MOTHER NATURE HAS HAD ENOUGH!!!!
Fonti:
22/01/11
L’isola di plastica
Un’isola di plastica nell’Oceano Pacifico: la maggior parte di noi avrebbe difficoltà a crederci.
Ma è proprio così. Abbiamo raccolto alcune informazioni interessanti, disponibili online, sul fenomeno. Dategli un’occhiata.
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Il Great Pacific Garbage Patch, o Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico, è un enorme accumulo di rifiuti galleggianti situato nell’Oceano Pacifico settentrionale, approssimativamente tra la California ed il Giappone, a nord-ovest delle Hawaii, un punto dove le diverse correnti oceaniche si uniscono formando un gigantesco vortice d’acqua in movimento a spirale in senso orario.
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| Le correnti oceaniche |
Ma come si è formato? Questo enorme accumulo di rifiuti è un fenomeno che si è formato gradualmente nel tempo, a causa dell’azione delle correnti oceaniche, che producono l’aggregazione dei rifiuti presenti nell’ambiente marino. Occupa un’ampia area dell’Oceano Pacifico settentrionale, circoscritta dal cosiddetto Vortice del Pacifico Settentrionale ed è un fenomeno relativamente stazionario. Il movimento a spirale del vortice attira rifiuti da tutto l’oceano. Quando i rifiuti galleggianti vengono catturati dalle correnti, si spostano gradualmente verso il centro del vortice per l’azione delle correnti superficiali generate dai venti, rimanendo intrappolati nell’area. Ma non è l’unico fenomeno di questo tipo: un analogo accumulo di rifiuti si trova nell’Oceano Atlantico, chiamato North Atlantic Garbage Patch o Grande Chiazza di Rifiuti dell’Atlantico; si tratta di un’altra chiazza di rifiuti galleggianti scoperta recentemente all’interno del Vortice dell’Atlantico Settentrionale.
La Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico è stata scoperta nel 1997 da un oceanografo, Charles Moore, mentre navigava al largo delle Hawaii. “Mi sono trovato di fronte ad un’immensa distesa di plastica, a vista d’uomo non c’era altro che plastica,” ha dichiarato Moore. “Durante la settimana che ci abbiamo messo per attraversarla, a qualsiasi ora del giorno vedevamo rifiuti che galleggiavano ovunque: bottiglie, tappi di bottiglia, confezioni e frammenti di plastica. La metà di essi erano solo minuscoli frammenti di difficile identificazione. Non è stata tanto una rivelazione quanto più che altro una crescente e angosciante sensazione che ci fosse qualcosa di terribilmente sbagliato in tutto ciò.” Sotto la superficie dell’acqua, fino ad una profondità di 10 metri, c’erano una miriade di minuscoli frammenti di plastica, di diversi colori, che galleggiavano vorticando come fiocchi di neve o cibo per pesci. A Moore è venuto un pensiero terribile, così ha iniziato a pesare la plastica presente in acqua e a paragonare il peso con quello del plancton. “Ha vinto la plastica, e non di poco. Abbiamo trovato una quantità di plastica sei volte superiore al plancton, una cosa incredibile”, racconta. “Nessuno aveva idea di ciò che stesse accadendo, né delle possibili conseguenze per l’ecosistema marino, né ancora della provenienza di tutti questi rifiuti.”
Marcus Eriksen, direttore di ricerca della Fondazione Americana Algalita Marine Research Foundation, fondata da Moore, ha dichiarato: “In principio, le persone si erano fatte l’idea che fosse un’isola formata da rifiuti di plastica sui cui fosse quasi possibile camminare. Non è proprio così. E’ più che altro una specie di zuppa di plastica.”
Le dimensioni di quest’area ricoperta di detriti sono tuttora sconosciute: alcuni dicono che sia grande il doppio del Texas, altri il doppio degli Stati Uniti continentali… ma il punto non è quanto sia grande, è che ci troviamo di fronte ad uno dei maggiori disastri ambientali provocati dall’uomo e che questo fenomeno cresce di anno in anno!
Greenpeace ha stimato che il 10% della plastica prodotta ogni anno finisce nell’oceano. Secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, nel mondo oltre un milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi e tartarughe marini muoiono ogni anno perchè ingeriscono plastica o perché restano impigliati nei rifiuti. I pesci e gli uccelli marini scambiano la plastica per cibo e muoiono soffocati.
Sono state intraprese diverse iniziative per studiare il fenomeno ed educare il pubblico sulle sue implicazioni. Per attirare attenzione sulla cosa, l’erede di una delle fortune più cospicue al mondo, David de Rothschild, ha intrapreso un’impresa straordinaria: un viaggio nel Pacifico a bordo del Plastiki, un catamarano di 20 metri fatto di bottiglie di plastica e rifiuti riciclati. L’obiettivo è di evidenziare le diverse minacce ambientali, tra cui la pesca eccessiva e i cambiamenti climatici, ma la parte più importante del tragitto del Plastiki è l’attraversamento della Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico.
Charles Moore, fondatore della Fondazione Algalita, è il Capitano di una barca da ricerca, la ORV Alguita, a bordo della quale lui e il suo team di ricercatori viaggiano verso le regioni più remote dell’Oceano Pacifico per studiare l’inquinamento marino prodotto dalla plastica. Dalla sua incredibile scoperta, infatti, Moore si è dedicato a studiare il fenomeno e a sensibilizzare il pubblico sul suo significato, sulla vastità dell’inquinamento marino e del suo impatto sulla vita.
La plastica non si biodegrada ma si foto-degrada. L’esposizione prolungata al sole causa una scomposizione delle catene dei polimeri in particelle sempre più piccole. Quindi, ad eccezione di una esigua percentuale di plastica che viene incenerita, ogni singola molecola di plastica mai prodotta è tuttora presente nell’ambiente, e ci sono circa 100 milioni di tonnellate di plastica che galleggiano negli oceani. Recentemente è stato trovato un albatro che aveva nello stomaco un pezzo di plastica che risaliva agli anni ’40. Anche se smettessimo di produrre plastica domani stesso, il pianeta dovrebbe affrontare le sue conseguenze ambientali per migliaia di anni, anche sul fondo degli oceani, dove si stima che finisca il 70% dei detriti di plastica che si trovano nei mari.
“La plastica, come i diamanti, è per sempre” – Charles Moore
17/10/10
Gosurf 'N Clean - Il progetto di Green Ocean Surfing
Secondo la IWGA (International World Games Association) i surfisti praticanti nel mondo al 2006 erano circa 20 milioni, se ognuno di loro pulisse un angolo di spiaggia quando va a fare il surf, immaginate che effetto ecologicamente deflagrante potrebbe avere... abbiamo il dovere di fare qualcosa, ma è pure giusto che un incentivo è sempre gradito …
Qualcuno che ti dice: “BRAVO!” e ti dà una pacca sulla spalla vorremmo sempre averlo, e così GOS ha deciso di incentivarti a fare di più per la tua spiaggia e la natura. Come?!?!?
È semplicissimo: vai a fare il surf, ti diverti, pulisci un po’ la spiaggia e ti riprendi in un mini video mentre gli dai giù con la ramazza, invii il video a gosurfnclean@greenoceansurfing.com con tutti i tuoi dati e quelli dello spot in cui hai fatto il video e riceverai una favolosa maglietta di GOS!!!!
Ricordati però di essere bravo anche senza la maglietta in regalo, ne avrai soddisfazione vera e sentirai di aver fatto qualcosa di significativo!
MADRE NATURA NE HA ABBASTANZA!!! Ricordati che fare il surf significa far parte di un qualcosa, un organismo che vive nostro malgrado. Noi non saremo la soluzione, ma certo possiamo essere parte di essa.
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